Prima di entrare a scuola al mattino sedevo sul muretto che dava sul portone e tenevo il mio zaino in braccio come fosse una barriera per difendermi dal nemico.

Il nemico erano i professori, i compiti in classe, cose di cui non sapevo nulla, me lo avevano detto i più grandi, lo avevo sentito dire. Un QUADERNO BLU, due fogli protocollo.

Non c’era più la maestra e i suo viso rassicurante, ma tanti maestri diversi che si chiamavano professori.

Qui ti chiamavano per cognome, il tuo nome non contava più.

Davanti al severo edificio scolastico, stringendo lo zaino nuovo, sentivo la voglia di piangere e di scappare via ma non potevo.

Vedevo ragazzi più grandi di me che fumavano di nascosto, nascosti dietro le macchine posteggiate. Ragazzi che fumavano, facevano paura, ti fissavano con sguardo di sfida, di superiorità.

Dicevano che qualche volta ti aspettavano fuori dal portone di scuola per pestarti, così per gioco, anche se non avevi fatto niente. Forse il mio maglione poteva risultare ridicolo, forse vedevano che avevo gli occhiali.

Quattrocchi finocchio. A un mio amico era capitato così, le aveva prese e nessuno aveva fatto nulla per lui. Nessuno Non c’era stata la maestra a difenderlo, a difenderci.

Era una lotta tutti contro tutti.


Mentre stavo per mettermi a piangere trafitto da tutti questi pensieri si era avvicinata una bambina, ormai fattasi grande, che andava nella classe vicino alla mia alle elementari.

Mi aveva sorriso, ciao, aveva detto, anche tu qui? Anche io qui. Saremo in classe insieme lo sai?

A quelle parole ero arrossito come un pomodoro e mi ero nascosto dietro lo zaino per non fare vedere il senso di timidezza misto vergogna per avere avuto pensieri così codardi.

La ragazzina aveva salutato altri tre ragazzi, uno era stato in classe con me in quinta.

Ehi! Ehi! Incomincia una nuova vita, meglio così, le elementari sono per bambini, ormai siamo grandi. Così aveva detto uno di loro cercando di farsi spavaldo, ma si vedeva che pure lui si sentiva a disagio.

I ragazzi più grandi, forse ripetenti, forse di terza madia, chi poteva saperlo, si erano messi in fila disordinata e cominciavano ad entrare.

Io e i miei quattro nuovo compagni avevamo sentito il campanello. Un campanello così diverso dallo stesso delle elementari…con la maestra che ci veniva a prendere.

Mi era messo lo zaino sulle spalle seguendo loro, varcando il portone della scuola media, dentro le fauci del mostro.

Verso una nuova vita.



Albert 9/6/2021

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