Il sogno di Charlotte (parte 14) di Laura Clemente

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Will si trovava in riva al mare e si faceva cullare dalla schiuma dell’acqua che gli rinfrescava il corpo e che gli conferiva un po’ di vitalità. Non si era ancora abituato all’assenza di Steve. Era passato più di un mese, ma il ricordo di lui e del perché se ne fosse andato, era ancora molto vivido nella sua mente. Gli dispiaceva anche l’aver separato le due sorelle. Un vuoto struggente invadeva tutto il suo corpo e non gli dava tregua. Continuava a sentirsi l’unico responsabile dell’accaduto.

Ripensò a due anni prima, quando al fronte non aveva saputo dirgli che suo fratello minore Tommy era morto tra le sue braccia, nel tentativo di salvare la vita a Will. Invece della verità aveva raccontato a Steve che era stato trasferito su un altro fronte nella Francia settentrionale. Il sospetto di Steve crebbe sempre di più quando, finita la guerra, non lo vide tornare a casa. Quel grande segreto rimase scolpito nel cuore di Will per più di cinque anni e solo poco tempo prima era riuscito a rivelarlo all’amico. Si sentiva un vile, in fondo Tommy era più piccolo di lui. Doveva essere Will a morire, a risparmiare la vita al fratello del suo migliore amico. Giustamente Steve non ne voleva più sapere di lui e così aveva deciso di partire quella notte stessa.

Ora Will, ripensando all’accaduto, rimpianse i giorni trascorsi con Steve, le loro bravate da ragazzini, i loro primi amori e la gioia condivisa che presto avrebbero provato nel veder nascere i loro bambini.

Proprio in quel momento arrivò Angela con una spremuta d’arancia.

«Mi sono permessa di prepararti un po’ di spremuta d’arancia. Un po’ di bevanda fresca ti tirerà su il morale.»

«Grazie»
«Stamattina ho ricevuto una lettera di Anna. Lei e Steve ora vivono a Parigi. Hanno trovato una piccola casa abbastanza spaziosa per loro due e il bambino in arrivo. Dice che Steve, anche se non parla più di te, è molto triste. Senti, Will, mi vuoi raccontare cosa è successo. Perché è partito così improvvisamente?»

Will prese un respiro e confessò tutta la verità a sua moglie.

«Mi dispiace tanto tesoro. Avresti dovuto parlarmene prima. E poi da come ne parli sembra che lo abbia ammazzato tu Tommy e invece è stato solo una coraggiosa vittima della guerra. Non dovevi fartene un senso di colpa allora e non dovresti nemmeno adesso. Sono sicura che presto Steve ti perdonerà e che noi quattro torneremo uniti come un tempo»

Le parole di Angela confortarono per un momento l’animo di Will. Nel frattempo lei si ritirò in casa, mentre lui restò ancora per un po’ sulla spiaggia ad osservare la distesa sconfinata del mare.

Qualche giorno dopo Will portò Angela in un posto che ricordava di quando era bambino. Si trattava di una scogliera dove c’era un vecchio faro, un tempo utile per avvistare le navi che tornavano cariche di merci o dopo una lunga esplorazione. Condusse la moglie fino in cima e da lì ammirarono il panorama che si presentava ai loro occhi.

«Will» sussurrò dolcemente Angela.

«Dimmi amore»

«Ti amo»

«Ti amo anch’io» e così da lassù, come due guardiani dell’universo, Will e Angela si baciarono, trasmettendo l’uno all’altra quell’amore che di giorno in giorno cresceva rigoglioso dentro di loro.

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