Scrittrici by Marisa Salabelle

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Su 122 libri che ho letto nel 2021, solo 31 sono stati scritti da una donna.

Constatarlo non mi sorprende (non sono ancora così rincoglionita da non sapere che cosa sto leggendo) ma mi crea un senso di disagio e mi pone un sacco di domande. La letteratura per secoli è stata una cosa prettamente maschile, le poetesse e scrittrici prima del XIX secolo sono rare come mosche bianche. Ma la cosa si spiega con un approccio storico, a partire dalla posizione della donna nei tempi passati, dalla scarsa istruzione che le era riservata, dalla sua collocazione, volente o nolente, nel ruolo domestico. Il Medioevo ha avuto fior di intellettuali donna, da Caterina da Siena a Ildegarda di Bingen, ma nell’età moderna la donna scompare fino all’Ottocento. I grandi classici, ci piaccia o no, li hanno scritti degli uomini. Ma da almeno duecento anni le cose hanno iniziato a cambiare e non starò qui a ricordare le grandi Austen, Brontë, Dickinson… Della letteratura italiana del Novecento ho amato molto Elsa Morante, per me la più grande di tutte e più grande anche del marito Palloso Moravia, ma anche Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Grazia Deledda, Anna Maria Ortese… Fuori d’Italia, non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra Katherine Mansfield, Alice Munro, Virginia Woolf, Annie Ernaux, insomma, non voglio fare l’elenco della spesa, ci siamo capiti. Le donne sono straordinarie gialliste, da Agatha Christie a P. D, James a Ruth Rendell a Elizabeth George, fino alle recenti autrici di gialli scandinavi di grande successo. E sono donne molte saggiste e autrici di inchieste e reportage.

Ma le scrittrici italiane contemporanee… ecco, mi dispiace dirlo, ma ce ne sono poche che leggo volentieri. Di Elena Ferrante, tanto vituperata da alcuni quanto esaltata da altri, mi è piaciuta la saga dell’Amica geniale: un bell’affresco dell’Italia dal dopoguerra al 2000, dei bei personaggi, vicende appassionanti. Ho letto due libri di Simona Vinci, entrambi dedicati al tema della malattia psichica: La prima verità e Parla, mia paura, e mi sono piaciuti molto. Non posso non ricordare Pia Pera e il suo commovente Al giardino ancora non l’ho detto. Scorro gli scaffali della mia libreria alla ricerca di altre autrici interessanti e mi accorgo con orrore che gli acquisti più recenti sono quasi tutti di autori di sesso maschile. Non leggo Mazzantini, Gamberale, Valentina D’Urbano, Silvia Avallone, Dacia Maraini. Di Viola Ardone, Antonella Lattanzi, Teresa Ciabatti, Donatella Di Pietrantonio, Ilaria Tuti, Nadia Terranova ho letto quanto mi è bastato per depennare queste autrici dall’elenco delle mie preferite.

A volte ho come l’impressione che le donne, oggi molto più libere di esprimersi di una volta, e (non sempre) dotate della famosa “camera tutta per sé” in cui dedicarsi alla scrittura, non riescano a dare il meglio di sé, o perché ancora legate a certi schemi mentali, o per le imperscrutabili leggi del mercato editoriale, che sembra promuovere quelle scrittrici che trattano determinati argomenti in determinati modi. Storie a volte nere e nerissime di rapporti familiari morbosi e relazioni sentimentali storte, estrema attenzione per il proprio ombelico, linguaggio in certi casi molto caricato, a volte, ed è una cosa che mi sorprende sempre, antiquato, quasi ottocentesco. Ci sono scrittrici (non necessariamente tra quelle che ho nominato) che adottano uno stile aulico, zeppo di aggettivi e di metafore leziose, dialoghi spostati indietro di duecento anni, e ci sono lettrici che adorano chi scrive oggi come un’Alessandrina Manzoni in tono minore: come se due secoli di letteratura fossero passati invano, come se la grazia, la sdolcinatezza fosse ciò che tutt’oggi si richiede a una donna.  Imperversa il romance (questo non solo in Italia, a dir vero), il romanzo sentimentale che nella mia ingenua gioventù anni ’70 credevo morto e sepolto e che invece ha avuto in questi anni una incredibile rinascita e un impressionante successo. Le librerie sono piene di paccottiglia, dispiace dirlo, e una parte di questa spazzatura libraria ha per autrice una donna. Forse, come riesco a scovare tra i Vespa, Volo e Castellitto junior quegli autori che parlano al mio cuore, dovrei essere in grado di scansare le foglie di limone, il rumore dei passi, le acque del lago e trovare scrittrici di valore, magari non tanto esaltate dai media e non presenti nelle superclassifiche. È quello che mi auguro.  

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