Green pass by Marisa Salabelle

Blog di Marisa https://marisasalabelle.wordpress.com/

Le due donne camminavano piano lungo una strada di periferia praticamente deserta. Una via di palazzine, senza negozi, a parte un alimentari e l’edicola, percorsa soltanto da poche auto e rari passanti. La più anziana era una maestra in pensione, vedova, un corpicino esile, curvo, una testa di capelli bianchi, la giovane era una cinquantenne russa, alta, grossa, con un occhio sbilenco e i capelli corvini di tintura. A quasi novant’anni, la vecchia se la cavava discretamente, ma sua figlia aveva insistito perché ricorresse ai servizi di una badante: non si fidava a lasciarla sola, aveva detto, poteva succedere qualunque cosa, uno scivolone nella doccia, un piccolo malore, un momento di stanchezza, e doveva avere qualcuno vicino che si prendesse cura di lei.

«Cosa me ne faccio di una badante, figlia mia, riesco a fare tutto, cammino benissimo, un’estranea in casa  mi darà solo fastidio!»

«Non farmi arrabbiare, mamma, sto in pensiero a saperti sola tutto il giorno. Hai bisogno di un aiuto per la casa, qualcuno che ti faccia un po’ di spesa, un’amica con cui andare a fare una passeggiata, sai quanto ti fa bene uscire, e non va bene che tu passi la notte da sola.»

«Le faccende di casa me le fa la Teresa, il mercoledì e il sabato, fa anche le lavatrici e stira, se voglio fare due passi suono il campanello alla Giuliana del pianerottolo, la notte dormo come un sasso, non vedo dove stia il problema!»

Non c’era stato niente da fare, un bel giorno la vecchia s’era vista piombare in casa questa gigantessa munita di un grosso borsone contenente i suoi effetti personali. Le aveva dovuto assegnare una camera e un letto, oltre all’uso del bagno di servizio, e tutto questo le aveva fatto girare i coglioni, che, con rispetto parlando, le parolacce le sapeva anche lei. A colazione, pranzo e cena le toccava tentare un’inverosimile conversazione con quella troglodita che non parlava nemmeno italiano. Mangiava come una disperata, mentre lei si era sempre nutrita come un uccellino, becchettando a malapena qualche boccone.

Poi, col tempo, era successo l’inverosimile: erano diventate amiche. La russa non era malvagia, in fondo, e lei, a dirla proprio tutta, non era proprio al cento per cento quanto a energia, oltre a sentirsi a volte molto sola, sebbene non avesse mai voluto ammetterlo. Un aiuto, una compagnia le ci voleva, in fondo, e Natasha, una volta che ti eri sforzata di interpretare il suo linguaggio ibrido, era persino simpatica. Tutte le mattine andavano insieme a fare una passeggiata, cosa che, da sola, la vecchia avrebbe fatto molto più raramente.

«Torniamo verso casa, mi sento un po’ stanca», disse.

«Noi arriva a giornalaio, comprare Settimana enigmistica per babushka, io compro rivista di gossip per me. Ancora qualche passo, fa bene.»

Lungo la strada semideserta veniva avanti lentamente un’auto della polizia. Accostò quando le due donne furono a tiro, ne uscirono due poliziotti con gli occhiali a specchio e un manganello tra le mani.

«Buongiorno, signore. Si va a spasso, eh?», disse uno dei due, battendo ritmicamente il manganello sulla mano aperta.

«Facendo nostra passeggiatina per salute», disse Natasha.

«E brave, le mie signore! Ma le vostre mascherine dove sono?»

«Non è necessario indossare la mascherina all’aperto», rispose con un fil di voce l’anziana.

«Non è necessario, tuttavia… vorreste favorirmi il vostro green pass?»

«Perché devo mostrare il green pass mentre sono per la strada? Non mi risulta che sia obbligatorio!»

«Lei è informatissima, signora, complimenti. D’altra parte…», continuò il poliziotto facendo oscillare il suo manganello.

«Vi conviene dar retta al mio amico, è molto irascibile», intervenne l’altro.

«Va bene, va bene. Ora lo cerco. Dovrebbe essere…»

L’anziana donna frugò nella sua borsetta. Tirò fuori un pacchetto di fazzolettini di carta, un dépliant del supermercato con tutti gli sconti della settimana, una bustina trasparente con dentro una mascherina ffp2.

«Eppure… ah, eccolo.»

Estrasse un foglio ripiegato in quattro: su un lato campeggiava il famigerato qr code, il lasciapassare in grado di aprire tutte le porte.

«Cos’è questo foglio tutto spiegazzato», disse il poliziotto tenendolo con due dita. «Non ha l’app sul cellulare?»

«Mi dispiace, non sono tanto brava con le app, mia figlia mi ha stampato questo, credo che sia valido lo stesso.»

«D’accordo, signora, lo può rimettere a posto. Ma dica a sua figlia di scaricarle l’app. E lei che mi dice, bellezza esotica?»

La badante consegnò il suo smartphone al poliziotto, che diede una scorsa alle applicazioni sul display.

«E allora? Dov’è il suo green pass? Io qui non lo vedo!»

La donna indicò un’icona con una scritta in caratteri cirillici. «Ecco mio pass. Se vuole io apro.»

«Ma che porcheria è questa?»

«Lasciapassare russo. Io vaccinata con Sputnik.»

«Sputnik? E dove vuole andare con questo, sulla Luna?»

«Italia non vaccina me perché già vaccinata, ma non rilascia green pass perché Sputnik non buono, ma che posso fare io?», si lamentò la donna.

Nel frattempo l’altro agente si era messo a parlare concitatamente con un ignoto interlocutore all’altro capo della sua ricetrasmittente. In meno di un minuto da ogni parte arrivarono poliziotti in tenuta antisommossa. Circondarono le due donne, la russa fu messa a terra, mentre per l’anziana fu sufficiente che un’agente nerboruta la prendesse per le braccia sottili. Arrivò di gran carriera un furgone a sirene spiegate: le due vi furono caricate sopra e subito il mezzo ripartì.

D’un tratto la strada si riempì di curiosi che uscirono dai portoni e dalle auto parcheggiate e si affacciarono alle finestre.

«O che è successo?»

«Hanno preso la vecchia maestra Biagini e la sua badante!»

«Pare che la badante non avesse il green pass…»

«E sa’, gliel’avevo detto, alla vecchia, che di queste russe non c’era da fidarsi!»

«E gliel’avevo detto anch’io… ma tu lo sai com’è testarda quella donna!»

«Prendersi una badante senza green pass! Ma dico io, una donna tanto intelligente, e poi…»

«Sperando che non abbia sparso il virus in tutto il quartiere! Che Dio ce la mandi buona!»

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