FAKE LOVE by MARISA SALABELLE

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Non posso crederci, ha abboccato. Ha accettato di venire a mangiare una cosa con me, dopo la scuola, non devo andare a casa, mi ha detto dispensandomi quel suo sorriso un po’ asimmetrico, abbagliandomi col lampo dei suoi occhi grigi blu verdi, i bambini sono a scuola, mio marito non torna a pranzo, sono libera come l’aria. Non è stato poi così difficile, alla fine, e ora eccoci qui seduti uno di fronte all’altro a un tavolo apparecchiato con tovagliette di carta gialla, io prendo una pizza napoletana, lei una focaccina con mozzarella.

«Ah, certo la famiglia è una gran bella cosa, ma un’ora di libertà ogni tanto ci vuole, lo pensi anche tu?» fa lei.

«Già», è tutto quello che riesco a dire.

Di’ qualcosa di più, stronzo, di’ qualcosa, ma cosa si può dire, le solite banalità, lasciamo perdere, tanto ci pensa lei a chiacchierare, tu non hai da far altro che guardare la sua bocca schiudersi, lampeggiare i suoi denti leggermente accavallati; puoi anche fissare i tuoi occhi nei suoi se ne hai il coraggio, se non hai paura di rimanere folgorato, di finire carbonizzato, o puoi immaginarti le sue gambe snelle sotto il tavolo, che ne diresti di allungare il piede e distrattamente sfiorare il suo.

«Giulio è tanto caro, davvero un tesoro di marito, ma pedante, pignolo, fissato con l’ordine, come se fosse possibile tenere in ordine una casa dove ci sono tre bambini piccoli. E poi, fa presto a dire, non c’è mai lui, lavora dalla mattina alla sera, torna a casa che è già buio, che i bambini sono già a letto.»

Ascolto e non ascolto quello che mi dice, continuo a guardare la sua bella bocca, senza un filo di rossetto, i suoi occhi cangianti che non hanno bisogno di mascara, solo un rigo di matita sulla palpebra inferiore, avanti scemo, dille qualcosa! diglielo! è il momento giusto: chissà quando ricapiterà… apro la bocca e la richiudo come un pesce, riprendo fiato, mi schiarisco la gola, son qui che cerco le parole e lei mi anticipa:

«Sai, Gabriele, è da un po’ che ti vorrei parlare di una cosa… una cosa molto personale. Noi due ci conosciamo da poco, è vero, ma abbiamo subito legato, con te ho confidenza, ti considero uno dei miei amici più cari. No, davvero», aggiunge, notando un mio gesto che vorrebbe significare figurati.

«Il fatto», continua, «il fatto è che mi è successa… mi sta succedendo una cosa…»

La guardo, è arrossita, sembra in difficoltà, e io da parte mia mi sento in uno stato, non posso crederci eppure… non oso sperare che la cosa che le sta succedendo… quello che sta per dirmi… no, non è possibile, com’è che non mi alzo, com’è che non mi metto a ballare il valzer con lei, qui, in mezzo ai tavolini della pizzeria. Ma che figura sto facendo, tocca all’uomo fare certi discorsi, e io, coglione, ho esitato finora, sono stato lento, imbranato, così che lei ha deciso di prendere l’iniziativa… roba da non credersi. Farsi precedere, farsi anticipare, scusa Chiara, sono proprio uno scemo, aspetta Chiara, aspetta, cosa stai dicendo? Devo aver perso qualcosa, un pezzo del suo discorso, resta il fatto che le sue parole mi stanno crollando addosso e sono parole straniere, incomprensibili, assurde. Ha conosciuto un uomo, mi sta dicendo. Un uomo sposato, come lei. L’ha conosciuto a una cena di ex compagni di liceo. Sì, una delle sue amiche era venuta col marito… un uomo bellissimo. Davvero, uno schianto, non sta scherzando. Non che lei… cioè, è diventata rossa, cioè:

«Non che io noti per prima cosa la bellezza in un uomo. Ci sono altre qualità, è chiaro. Però un bell’uomo… un bell’uomo fa sempre colpo. Del resto voi uomini, non le guardate le donne belle? E così io ho guardato lui, e cazzo se era bello! Non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso. E non so, se ne dev’essere accorto, durante la cena ho visto che mi osservava… mi sentivo, guarda, mi sentivo così imbarazzata… non abbiamo parlato, eravamo agli estremi opposti del tavolo. Ma qualche giorno dopo mi ha telefonato. Quando ho capito che era lui mi è venuto un accidente. Perché tutti quei giorni non me l’ero potuto levare dalla mente. Un colpo di fulmine, parola. Ci credi, tu, al colpo di fulmine?»

«Be’, ecco, non saprei», mento spudoratamente. «Non sono il tipo, io, da colpi di fulmine. Io, una persona, ho bisogno di conoscerla… Ma immagino che possa capitare, certo. Ma tu davvero… voglio dire, tu… una persona come te… non ti ci facevo, sul serio. Non credevo, cioè…»

«Lo so, so cosa vuoi dire. Prendersi una cotta così, per uno sconosciuto. Io stessa sono rimasta sorpresa. E poi ho Giulio, i bambini… sono sempre stata una persona seria, sotto questo aspetto…»

«E allora?»

«E allora, ti dicevo, lui mi telefona… mi chiede se mi va che ci vediamo… dovevo dire di no, dovevo troncare subito, e invece ho detto di sì, ci siamo visti… non so che mi è preso, Gabriele. Ci siamo visti, e non una sola volta. E non per chiacchierare», così mi ha dato il colpo di grazia.

*

Certo devo essere pazza una pazza da manicomio da camicia di forza non c’è altra spiegazione. Va bene fare un po’ la civetta va bene accettare la corte di un uomo va bene stuzzicarlo provocarlo farlo un po’ innamorare è un gioco carino innocente, be’ magari del tutto innocente no un peccato veniale diciamo una piccola via di fuga per una povera mamma orfana moglie vedova amante frigida di un marito non arrapante. Appena ci siamo seduti al tavolino in quella pizzeria appena ho visto la sua faccia ho percepito il suo imbarazzo ho capito che finalmente si era deciso a parlare. E tutto questo non c’è bisogno di dirlo mi eccitava come non mai cosa c’è di più piacevole di più bello per una donna che sentirsi addosso uno sguardo ammirato incantato innamorato che sentirsi dire da un uomo mi piaci ti amo e specialmente se quest’uomo è stato fino a ieri un marito esemplare un uomo imperturbabile soddisfatto di sé della sua vita della sua stupida famiglia e specialmente poi se sei stata tu a prenderlo all’amo con una sapienza una tecnica una fine strategia, averlo in pugno vederlo arrossire sentirlo imbarazzato e tuttavia deciso intuire che sta dicendo a se stesso buttati fai il passo ora o mai più. Ero pronta ad ascoltarlo ero pronta a intenerirmi per lui e in quanto ai modi per glissare sulle sue profferte amorose oh non me ne mancavano non c’era che l’imbarazzo della scelta e non l’avrei ferito umiliato no non l’avrei deriso non avrei fatto ironia sarcasmo no sarei stata dolce comprensiva ma inflessibile le responsabilità si sa la famiglia i figli siamo tutti e due sposati cosa crediamo di fare abbiamo perso la testa forse. E invece chi lo sa in questo mio cervello balzano è deflagrata all’improvviso un’idea pazzesca non ci ho pensato su neanche un minuto non mi son chiesta se facevo bene o male era un’idea troppo bella troppo eccitante troppo geniale ho aperto la bocca e gli ho detto sai Gabriele è da un po’ che ti vorrei parlare di una cosa…

E in men che non si dica gli ho inventato che avevo conosciuto un uomo un uomo bellissimo uno schianto una forza della natura attrazione irresistibile colpo di fulmine amore a prima vista: andavo avanti a ruota libera non so nemmeno esattamente cosa gli ho detto ma più andavo avanti più mi sentivo eccitata avevo le guance in fiamme i battiti del cuore accelerati e sotto incredibile mi sentivo bagnata sotto sai quant’è che non mi capitava, dovevo sembrare un’esaltata e lui povero cristo come mi guardava tutto si sarebbe immaginato penso fuorché una cosa così. Sei uno dei miei amici più cari gli ho detto con te ho confidenza di te ho tanta stima so che mi capirai mi posso confidare e intanto continuavo tutta presa dalla mia stessa invenzione: lui mi ha telefonato indovina chi sono mi ha detto appena ho sentito la sua voce il sangue mi s’è ghiacciato nelle vene perché da una settimana non pensavo che a lui e così quando mi ha proposto di vederci… Gabriele mi ascoltava mi guardava mi divorava con gli occhi e con la bocca spalancata all’inizio sembrava che non capisse che fosse sintonizzato su un’altra stazione questo non è il programma che dovevano trasmettere a quest’ora deve aver pensato; poi ha cominciato a captare qualche cosa e i suoi occhi sono diventati enormi sgomenti e la sua faccia è arrossita mi s’è stretto il cuore ma era troppo bello troppo esaltante e ho continuato, lo so gli ho detto ti sembrerà una cosa assurda una cosa assolutamente biasimevole volgare non so che dirti anch’io l’avrei trovato inconcepibile solo un mese fa ma quando ti succede è come un turbine che ti travolge che ti porta via non serve opporsi non si può resistere, l’ho rivisto e non una volta sola e non per chiacchierare.

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