CURIOSITÀ DI STORYTELLER’S EYE WORD: EPOCA VITTORIANA, MEDICINA E SUPERSTIZIONE

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By Eleonora Zizzi (Link al blog)

Un Saluto a tutti i Lettori di Masticadores! Io sono Storyteller’s Eye (alias Eleonora Zizzi) e l’argomento di oggi, rispetto a quello precedente, non tratterà il tema del paranormale ( e a proposito di ciò se siete curiosi leggete il mio articolo del 16 febbraio), ma piuttosto di qualcosa che lontanamente lo ricorda, nonché la mia seconda grande passione, l’epoca vittoriana.

Essa è davvero ricca di curiosità, di fascino e soprattutto di stranezze! Con grande gioia, per la seconda volta ospite di questa immensa e straordinaria realtà, vi presento nuovamente un piccolo scorcio del magico mondo di Storyteller’s Eye Word con una nuova, spero gradita, lettura. In fondo, lascerò per i più curiosi il link per approfondire qualche lettura sul mio blog e perché no seguirmi, lasciare qualche stellina e commenti costruttivi. E ora, fatte le dovute premesse, inoltriamoci nell’argomento di oggi. In particolare ho infatti deciso di concentrarmi sul campo della medicina e su come quest’ultima spesso fosse fortemente condizionata dalla superstizione, vista l’incapacità dei medici dell’epoca di spiegare molti aspetti della stessa. Il concetto di medicina era davvero lontano da quello conosciuto e praticato al giorno d’oggi, tanto che la stessa si affidava spesso a una buone dose di empirismo e pratiche poco ortodosse. La parte forse piú inquetante, più che di matrice medica attinente al mondo della stregoneria, é la stessa superstizione, utilizzata in termini professionali, ma senza un vero ed effettivo riscontro medico. Siamo in pieno periodo industriale, il settore secondario inizia a svilupparsi rapidamente e con esso in Inghilterra, il sapere scientifico. Nei territori della regina Vittoria la medicina ogni anno fa importanti passi avanti. È il periodo dei primi vaccini, delle prime scoperte microbiologiche e i primi rudimenti sulla disinfezione. Fu in questi decenni che si venne a conoscenza dell’origine della maggior parte dei corpi patogeni, ovvero dall’aria, e più certamente dagli ambienti malsani. Londra, durante la prima e la seconda metà dell’Ottocento, soprattutto lungo le sponde del Tamigi, era sporca, i cattivi odori si sentivano da ogni dove e ovunque risultava un vero ricettacolo di batteri. A molti pazienti malati alle vie respiratorie venivano consigliate loro permanenze di giorni o settimane al mare o comunque in ambienti più salubri. Per tante persone, incapaci di attraversare letteralmente l’Europa per ristrettezze economiche, si affidavano al secondo rimedio, ovvero le cure farmacologiche. Fu in questo periodo che inizia il fenomeno della farmacia, ambienti in cui era possibile acquistare misture, erbe e sciroppi dalle qualità miracolose. Ciò fu il principio di nuove masse di ciarlatani e imbonitori da fiera che proponevano, anche con falsi testimoni, i rimedi più improbabili. Oltre a ciò presero largo anche le droghe, oppio, cannabis e cocaina, venduta in boccette di vetro e spacciate come “la cura di ogni male”. Quest’ultime per molti rappresentavano guadagni facili, grazie alle parole ingannevoli rivolte alla povera gente. Ma per molti, quelle che per noi oggi sono droghe, erano vere e proprie cure. Basti pensare al famoso laudano, rimedio principe per vari tipi di sofferenze, dai dolori agli stati di agitazione. L’invenzione fu attribuita a Paracelso, del sedicesimo secolo. Si trattava di una mistura base di oppio macerato in vino o alcol. Si usava come analgesico e creava spesso dipendenza. Ma le cure a base di oppiacei era solo una parte degli strani rimedi impiegati in medicina durante l’epoca vittoriana. Ad esse si aggiungevano ad esempio gli altrettanto famosi salassi; affidati spesso alle sanguisughe, o a bisturi, poco e male disinfettati. Proprio a causa delle scarsissime condizioni igieniche era quasi impossibile evitare malattie come il colera, la peste, la difterite, il vaiolo,il morbillo, la scarlattina, la varicella, la parotite e la rosolia. Altri grandi rimedi, incredibilmente discutibili oggi, erano l’arsenico e il mercurio. Con essi si curavano sifilide, tifo e tubercolosi. Per fortuna, alcuni medici controcorrente, provarono a introdurre per queste patologiche cure a base di macerati di erbe. Ultima ma non meno importante, l’illimitata gamma di tonici e ricostituenti, soprattutto rivolti alle donne, che si manifestavano deboli o desiderose di generare figli. Nel tipico armadietto dei medicinali vittoriano c’era sempre una strana “pillola per il pallore”, di cui componenti sono tutt’ora poco chiari, e la stricnina, un veleno a tutti gli effetti, come ricostituente. E voi cosa ne pensate? Fatemelo sapere con un commento e se apprezzate l’articolo lasciate un like. Se volete dare un’occhiata al mio blog siete i benvenuti, siamo una grande famiglia in cui uguaglianza e rispetto sono sovrani! Per comprendere il significato delle mie parole clicca qui (https://storytellerseyewords.com).

Un saluto e un abbraccio dalla Vostra Storyteller’s Eye.

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