Economia doppia x, di Linda Scott Recensione di Marisa Salabelle

Alla fine dello scorso settembre ho partecipato a un evento culturale organizzato dalla Regione Molise, intitolato “Poietika-la parola è donna”. Ero stata invitata a dialogare con un gruppo di studenti liceali a proposito del mio romanzo storico-familiare Gli ingranaggi dei ricordi. È stata un’esperienza coinvolgente che mi ha dato, inutile dirlo, grande soddisfazione.

 In quell’occasione ho potuto conoscere l’economista Linda Scott, che ha tenuto un incontro sull’economia “a doppia x”, ovvero sull’economia declinata al femminile. Incontro molto interessante, in seguito al quale mi sono procurata il libro che Linda Scott ha pubblicato nel 2020 e che s’intitola appunto Economia doppia x. È una lettura impegnativa, ma abbordabile perché basata su moltissimi esempi e storie vere, grazie alle quali l’autrice illustra in modo concreto le sue posizioni in materia di economia e del ruolo che le donne hanno, non hanno e possono avere in questo campo. In tutto il mondo, a tutt’oggi, le donne sono discriminate. La percentuale di donne che lavorano è inferiore a quella degli uomini, gli stipendi e le paghe delle donne sono più bassi, la proprietà terriera è in mano agli uomini in una percentuale che va dal 70 al 90 per cento. Altrettanto dicasi per le attività imprenditoriali e per le professioni in determinati ambiti, le cosiddette “scienze dure” o STEM, e in particolare nel ramo dell’economia. Per non parlare delle molestie, dei comportamenti scorretti, fino ad arrivare alla violenza vera e propria: alle percosse, allo stupro, alla pressione psicologica, fino alla morte. Infine, moltissime donne nel mondo sono di proprietà degli uomini: dei loro mariti, dei loro padri e fratelli, o di sfruttatori/protettori che le hanno comprate. Nemmeno nei paesi “sviluppati” le donne se la passano molto bene, anche se la loro situazione è migliore rispetto a quella delle donne che vivono sotto regimi autoritari o religiosi.

Secondo l’autrice, l’istruzione e soprattutto l’inserimento nel mondo del lavoro delle donne sono due elementi di grande emancipazione, non solo, ma sono anche in grado di incrementare il benessere e la crescita economica laddove sono praticati. Tenere a casa le donne, come avviene ad esempio in molti paesi islamici, ma anche in parte negli Stati Uniti, significa rinunciare a un grosso contributo all’economia; negare loro la possibilità di investire e spendere rappresenta un grande danno per l’economia stessa. Perché quindi i maschi tendono a concentrare su di sé lavoro, ricchezza, potere, proprietà terriera? Le giustificazioni classiche, ovvero che le donne devono occuparsi della famiglia e dei figli, o che le donne non hanno talento per l’economia, non sanno investire e fanno acquisti sconsiderati, sono state screditate dai fatti. Le donne sono altrettanto capaci degli uomini e segregarle in casa, oltre a ledere la loro libertà come persone, non è una buona ricetta per una famiglia felice e per una società giusta. I pregiudizi verso le donne e l’atteggiamento proprietario che gli uomini hanno verso di loro sono il frutto di una cultura millenaria, e sono accompagnati e sostenuti dall’aggressività maschile, che non è solo conseguenza del testosterone, ma anche e soprattutto di tradizioni dure a morire. Linda Scott, dati alla mano, dimostra quanto beneficio trarrebbe la società dall’integrazione delle donne nella proprietà, nell’attività lavorativa e imprenditoriale e nella vita politica.

Ora chi legge protesterà: che mondo ha dipinto, questa Scott? Le donne non sono forse emancipate, e non abbiamo esempi di donne in carriera, ai vertici dell’economia e della politica? Certo, ne abbiamo. Ma esse rappresentano una piccola quota, rispetto all’immenso numero delle donne che stanno a casa, che vivono in casa altrui come personale di servizio, che esercitano la prostituzione sotto il giogo di protettori che le hanno letteralmente acquistate; che non hanno la possibilità o il permesso di studiare, che non possono uscire da sole, che non ereditano beni e che non possiedono niente.

Linda Scott tuttavia non è pessimista perché conosce il potenziale delle donne, la loro grinta e la capacità di lottare e affermarsi; ha fiducia anche negli uomini, che sono in grado di adattare il proprio comportamento e mutare le proprie idee, se lo vogliono. Fa l’esempio degli scimpanzé e dei bonobo, due specie di primati tra i più vicini agli esseri umani. Gli scimpanzé sono un po’ come gli uomini, sono aggressivi, violenti e hanno creato una società basata sulla sopraffazione, sia nei confronti delle femmine, sia nei confronti dei maschi da parte di alcuni maschi dominanti. I bonobo invece sono pacifici e rispettano le loro femmine, che dal canto loro sanno come far capire quando il comportamento di un maschio è apprezzato e quando no. Se ci riescono i bonobo, dice Scott, ci possono riuscire anche gli uomini.

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