Collegio docenti

Racconto di Marisa Salabelle

La riunione del collegio docenti era già cominciata quando la sconosciuta ha fatto il suo ingresso in aula magna. Cercando di passare il più possibile inosservata, ha costeggiato il tavolo della presidenza – una rapida occhiata ricognitiva le ha permesso di individuare il preside, seduto al centro, un uomo massiccio, dotato di una folta capigliatura leonina, il vice, al suo fianco, grassoccio e sudato, e la segretaria del collegio, in piedi davanti al microfono, intenta a leggere il verbale della seduta precedente. Ha imboccato il corridoio tra le due file di banchi disposti a semicerchio, si è guardata intorno in cerca di un posto libero, ne ha adocchiato uno in penultima fila e si è data da fare per  raggiungerlo, costringendo alcuni attempati professori ad alzarsi per farla passare, mormorando sottovoce parole di scusa, causando insomma una certa agitazione là nelle retrovie. Una volta seduta, ha accavallato le gambe, scoprendone una porzione piccola ma stuzzicante, e si è disposta a seguire la riunione con la massima attenzione, con la massima diligenza. Non è colpa sua, certo, se parecchie teste si sono voltate al suo passaggio, se il lieve brusio causato da suo armeggiare ha fatto convergere gli occhi di molti nella sua direzione, se pochi centimetri di gambe snelle e abbronzate hanno suscitato pensieri pruriginosi negli anziani insegnanti tra i quali siede composta e assennata. Il collegio docenti è di per se stesso assai poco stimolante, e la lettura del verbale ne rappresenta uno dei momenti meno esaltanti: che c’è di strano, dunque, se l’annoiato pubblico si lascia distrarre dall’arrivo di una persona nuova, specialmente se si tratta di una giovane donna che nessuno ha mai visto prima d’ora e che attraversa l’aula magna con passo leggero, girando intorno gli occhi, grandi nel viso minuto?

Patrizio Nanni, laureato a pieni voti in ingegneria elettronica, titolare  della cattedra di sistemi nel corso d’informatica, quello che si dice un cranio,  lui di certo non l’ha nemmeno notata. Sempre assorto nei suoi pensieri, sempre leggermente fuori fase, alle donne non ci fa proprio caso, Patrizio, forse perché, grande e grosso come un orso e altrettanto impacciato, sa di non avere molte possibilità. Nemmeno Gabriele Cecchi ci fa caso, alle donne: è un tipo tranquillo, lui, senza grilli per la testa, uno che non si fa notare, se non fosse per i suoi capelli rossi. Stefano Mariotti, invece, ha drizzato le antenne: cazzo, che tipetto stuzzicante, vediamo un po’ che cosa si può fare. Sussurrandole chissà quali parole all’orecchio e stringendole leggermente il braccio in segno d’intesa, s’è congedato dalla professoressa di religione, con la quale si è intrattenuto piacevolmente fino ad ora, e a grandi falcate ha attraversato l’aula, dirigendosi verso la postazione occupata dalla nuova venuta. Con grande abilità s’è insinuato tra i colleghi di mezza età in mezzo ai quali la bella è seduta, ha finto di avere qualcosa d’importante da comunicare a uno di loro, ha chiamato un altro con un cenno, ha costretto un terzo a slittare di due posti, e, che è che non è, si è ritrovato proprio accanto alla preda designata. Gabriele, che ne ha seguito attentamente le mosse, si scervella per capire coma ha fatto, ma niente, non ci riesce, quell’individuo è troppo veloce, troppo abile, troppo ben allenato. Completata la manovra, conclusa la conversazione con l’amico anzianotto e leggermente rincoglionito, Mariotti ha raddrizzato la schiena, ha girato distrattamente gli occhi alla propria destra e s’è accorto con sorpresa di avere a fianco una deliziosa, nuova collega con la quale gli è indispensabile stringere subito amicizia: che ignobile individuo, che pessimo soggetto, che simulatore, che subdolo, infido personaggio, pensa il professor Cecchi, e gli verrebbe voglia di lanciare un messaggio in codice all’anonima, ignota creatura che sta per cadere tra le grinfie di costui. Intanto, voltato così verso il fondo dell’aula, rischia di farsi venire il torcicollo, oltre a meritarsi un’occhiata interrogativa da parte della sua collega Paola Pierucci: e perché mai, poi, si sta interessando a quanto avviene da quelle parti, non è forse lui uno che si fa i fatti suoi, non è forse uno che le donne, nemmeno le vede? Certi maneggi, certe strategie, li lascia al caro Mariotti, dongiovanni ufficiale, casanova patentato; per quanto lo riguarda, Gabriele non s’immischia, non imbastisce storie, non intreccia relazioni. Naturalmente, in una scuola c’è sempre una gran quantità di donne, sebbene in questo, che è un istituto tecnico, sia presente anche una discreta percentuale di insegnanti di sesso maschile, e naturalmente Gabriele, che è un uomo educato, intrattiene buoni rapporti con un certo numero di colleghe: Cristina Bartolozzi e Anna Paola Menicucci, che come lui insegnano lettere nel triennio, sono delle buone amiche, e anche  Paola Pierucci, di inglese, che, seduta dietro di lui, si sta certo domandando per quale motivo sia così irrequieto, stamattina. Ma con queste care signore tutto si riduce a quattro chiacchiere in sala professori, perché poi Gabriele è un timido, non è per nulla intraprendente, e del resto le sue colleghe non suscitano in lui la benché minima tentazione di andare oltre un sano cameratismo. Cristina, per esempio, è un pezzo di figliola che non passa da quella porta, sempre infagottata in certi camicioni sformati, tanto che è difficile distinguere i periodi in cui è incinta da quelli in cui non lo è. Paola Pierucci, al contrario, è secca, col viso affilato, il naso appuntito – una donna intelligente ma certo non bella, anzi, decisamente brutta. La Menicucci… troppo scostante, fredda,  professionale, con lei non puoi parlare che di lavoro, e comunque, Gabriele è sposato.  Sua moglie Manuela, maestra d’asilo, è una biondina piuttosto graziosa, piccola di statura, pienotta, decisamente appetibile: Gabriele ancora, dopo quasi vent’anni che ci sta insieme,  tra fidanzamento e matrimonio, si stupisce del fatto che una donna come Manuela abbia potuto scegliere proprio lui. Perché lui, certo, non è un Adone: quarantadue anni,  non alto, mingherlino, viso allungato, lineamenti regolari, capelli rossi, occhi nocciola. Segni particolari, nessuno, a parte il colore dei capelli, ovviamente. Una faccia che si confonde nella massa, un volto qualsiasi, anonimo.

E dunque, insignificante, scialbo, decisamente privo di sex appeal, completamente ignaro dei più rudimentali elementi dell’arte della seduzione, Gabriele vive la sua vita tranquilla: moglie e figli, casa e lavoro, molti libri, qualche film. Tutto a posto, tutto in ordine, nessuna sorpresa, una vita forse un po’ grigia, senza sbalzi, senza scosse, senza sorprese. Non che non gli piacerebbe, di tanto in tanto, uscire dai binari, dal suo guscio, da quella nicchia rassicurante ma anche, a ben pensarci, un tantino opprimente: qualche volta gli vengono delle fantasie, come quando, anni fa, strinse un’amicizia un tantino più intensa con una collega di cui adesso non ricorda neppure il nome: una che c’era stata poco, nell’istituto, una supplente temporanea, doveva trattarsi di  una delle gravidanze di Cristina. Era una ragazza magra, un po’ ossuta, tutto il contrario di Manuela, e forse proprio per questo gli era piaciuta. Così, per cambiare. Ci aveva parlato qualche volta, durante un’ora buca che avevano in comune: ci si lamenta tanto delle ore buche, ma è proprio qui che nasce la maggior parte dei flirt scolastici.  Sono ore in cui si verifica una sorta di sospensione: uno è al lavoro, ma non sta lavorando: si crea un vuoto da riempire, un’apertura improvvisa in cui tutto può accadere. Di solito non accade niente, intendiamoci. Non c’è categoria più insulsa, più scoraggiante e meno sexy della classe insegnante. Ma qualche volta succede che in quel vuoto si apra uno spiraglio, si profili un volto che incuriosisce. Gabriele non se ne rende ancora conto, ma è quello che gli sta capitando proprio in questo momento: per quale motivo, se no, starebbe voltato indietro, a osservare le manovre di Stefano Mariotti, a vedere come reagisce la nuova, se ci casca come tutte o se è abbastanza furba da scansare la trappola che quel seduttore da strapazzo le sta tendendo, la rete che le sta tessendo attorno; è inutile che dica a se stesso che si tratta di un interesse puramente antropologico, che sta studiando il comportamento del maschio in calore, che è solo curioso di sapere come andrà a finire, questo film visto e rivisto; il fatto è che qualcosa nella sconosciuta l’ha colpito: gli occhi, di un colore indefinibile, ora azzurri, ora grigi, a momenti addirittura verdi; la bocca, che schiudendosi in un sorriso ha rivelato per un attimo due incisivi non perfettamente allineati; il sedere piccolo e sodo nella gonna stretta che ha potuto intravedere per un momento, mentre lei percorreva il corridoio tra i banchi, in cerca di un posto libero.

3 Comentarios Agrega el tuyo

  1. Pingback: marisa salabelle
  2. Kikkakonekka dice:

    Ho oltre 100 colleghi, ed anche tra di noi si sviluppano dinamiche di simpatia più o meno accentuata tra maschietti e femminucce.
    Abbiamo i timidi, i don giovanni, la femminucce cui piace avere gli occhi puntati, quelle più belle, quelle meno belle. Io sono una mosca bianca, perché mia moglie è *anche* mia collega. Per cui non mi sogno neppure di fare approcci con nessuna, e tra l’altro non avrei né il carattere né il «fisico» per poterlo fare.
    Sono contento così: guardo e sorrido.

    Le gusta a 1 persona

  3. fulvialuna1 dice:

    Tematiche scolastiche 🙂

    Me gusta

Deja una respuesta

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Salir /  Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Salir /  Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Salir /  Cambiar )

Conectando a %s