La lepre by Eletta Senso


La lepre mi attraversa lesta, la strada. C’è sempre qualcuno o qualcosa che ci attraversa il tragitto. Siamo viandanti che incrociano altri esseri. Un continuo disfarsi della matassa aggrovigliata.
Zoppicando, saltando, ballando, trascinando, camminando: proseguiamo. Il campanello squilla e andiamo ad aprire. Riflessi sterili di lampioni tra antiquati viottoli. Ci accomodiamo e giochiamo una partita a scacchi. Ci sdraiamo contro un muro assolato. Lui aveva belle mani e occhi di cerbiatto.
Quando un essere vivente attraversa il nostro campo visivo nulla è più come prima. L’ombra scarabocchia un significato che rimane indecifrabile. L’anno che fu apparve una volpe.
Vedo il campanile del tuo paese dall’anfiteatro della terrazza. Toccavo le stoffe dove tu abiti. Coprivo il mio corpo snello con opere floreali. Ho scoperto il nuovo bar per caso. Si chiama Ottocento. Ho preso il pane e la commessa era un volto già visto. Tutto si spalanca nel teatro del quotidiano. Ogni luce inquadra un particolare che vibra. L’enigma dell’universo e il caos del caso. In fondo non si tratta che di una consonante che cambia il suo posto nel salone delle ipotesi.

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