Vicinato

Racconto di Marisa Salabelle

Ora che il sole non è più a picco e il terrazzino è in ombra la donna apre la portafinestra, posa sul tavolo in ferro battuto a motivi floreali il libro e la bottiglia di birra Ichnusa da 33cc,  sistema la sua chaise longue, si siede con un sospiro. Il terrazzo, minuscolo, affaccia su un cortile lastricato, circondato su tre lati da ringhiere che segnano il confine con altrettanti cortili simili al suo, uno a destra e uno a sinistra, e col grande giardino di una bella villa in fondo. La donna non è mai stata portata per la vita di vicinato, ma trascorrendo tante ore fuori, al sole o all’ombra, coll’inseparabile romanzo e l’irrinunciabile birretta, ha finito per intrecciare dei rapporti coi signori dei regni limitrofi. Nel giardino in fondo vivono, con i genitori e due nonne, due graziose damigelle, un labrador nero molto affettuoso e due galline. A destra, in una casa molto grande, abita un pezzo grosso dei carabinieri con la moglie e due cani, ma in passato ci ha vissuto una famiglia sotto protezione e in seguito un petulante avvocato che poi morì, reincarnandosi velocemente nel proprio fratello che con la sua apparizione fece prendere un colpo alla donna, allora più giovane ma già incline alla lettura e alla birra. A sinistra, il vicino più vicino di tutti, il cui terrazzo è contiguo a quello della donna, separato solo da una ringhiera rugginosa, e più in là, nell’ultima casa che chiude la serie, ancora una famiglia: due anziani cui spesso fanno visita la figlia, il genero e due rumorosi nipotini.

Ora, la donna è tornata da una settimana di vacanze: è tornata da vari giorni, ormai, ma non ha ancora rivisto Tullio, il vicino più vicino. È un vecchietto di oltre ottant’anni che vive rintanato in due stanze: anche lui ha una portafinestra che dà sul terrazzo, ma è quasi sempre sprangata e le persiane sono invariabilmente chiuse. La donna si immagina Tullio al buio, seduto su una sedia nella sua cucina, mentre lascia trascorrere le ore, e le viene un po’ di tristezza. Ogni tanto il vecchio schiude la persiana, apre la portafinestra ed esce sul terrazzo: estate e inverno, indossa sempre diversi capi di vestiario, una maglietta della salute che si intravede sotto la camicia, un maglioncino, una felpa. Esce per prendere una boccata d’aria, o per ritirare alcuni panni stesi al filo, o per andare nel seminterrato, dove tiene libri e quadri che, a suo dire, stanno andando in rovina a causa dell’umidità. Esce anche, quando si accorge che la sua vicina è uscita sul terrazzo confinante, per fare due chiacchiere con lei, e così, chiacchierando chiacchierando, le ha raccontato tutta la sua vita: che in passato è stato pittore, poeta,  sindacalista, partigiano, imprenditore; che ha vissuto in imprecisate località del Meridione, a Milano, a Modena; che infine è approdato a Pistoia, oscura città di provincia dove ha due nipoti che non si curano di lui. Non si è reso conto che la donna sua vicina di casa e di terrazzo appartiene a una pericolosa razza di parassiti che si nutrono delle storie altrui e poi le riversano, tali e quali, appena un po’ mascherate, nei romanzi e nei racconti che sfornano con pericolosa regolarità. Ci ha pensato, la donna, che si potrebbe scrivere un romanzo sul Tullio, sulle mille avventure che ha vissuto, sui suoi quadri che si sfarinano nell’umidità del seminterrato, sui suoi strati multipli di vestiti, sui suoi acciacchi e le sue malattie e su quella sua solitudine così densa.

Sono ormai diversi giorni che la donna, sul tardo pomeriggio, apre la sua chaise longue sul terrazzo e non vede socchiudersi la persiana, non vede il Tullio far capolino: comincia a sentirsi preoccupata. Ogni tanto il vecchio viene ricoverato per qualche giorno all’ospedale: che abbia avuto un altro malore?  La donna inoltre ha notato un dettaglio inquietante: i fili su cui Tullio metteva ad asciugare la sua biancheria non ci sono più, i supporti ai quali erano attaccati sono vuoti, e questo non è normale. Che sia… Dio non voglia… la donna potrebbe chiamarlo, o suonargli il campanello, ma esita: ha deciso però che se la signora Paola, che abita nella casa in fondo e confina col Tullio dall’altro lato, uscirà in giardino, chiederà a lei notizie del vecchio.

Proprio mentre fa questi ragionamenti sente un cigolio, vede la persiana del vicino socchiudersi e subito dopo apparire lui, bardato come se dovesse affrontare una fredda giornata invernale.

«Oh, buonasera! Ero in pensiero per lei! MI chiedevo che fine avesse fatto!»

«Eh… lo sapevo che eri tornata… ma non ho avuto la forza…»

«Come sta?»

«Come vuoi che stia… male, male…»

«Stavo per chiedere sue notizie alla Paola…»

«Eh, la Paola lo sa! Se non mi vede in tutta la giornata, la sera mi telefona, perché potrei anche essere morto, tutto solo come sono! Ciao, sono contento di averti rivista!»

Fa con la mano un cenno che sembra di saluto o forse di benedizione e si rintana dentro. La donna rimane lì, a fissare la persiana che si è richiusa, e non sa cosa pensare. 

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