L’ispettore

Di Marisa Salabelle

La presidente della commissione esaminatrice è una biondina un po’ svampita, ha cinquant’anni ma non li dimostra, ha i capelli biondi, lunghi, e indossa un abitino sbracciato. Ha fatto amicizia con tutti ma specialmente con la commissaria di topografia, un donnone a forma di parallelepipedo, che indossa una camicetta a righine celesti e bianche, con le maniche corte e aloni di sudore sotto le ascelle, una gonna di jeans che le arriva a metà polpaccio e sandali bianchi col tacco di due centimetri.

Oggi la figlia della presidente si laurea e la presidente va alla cerimonia: ha incaricato la commissaria di topografia di sostituirla durante le interrogazioni.

Tutto fila liscio fino a mezzogiorno, mezzogiorno e un quarto. Il quinto e ultimo candidato della mattina, un ragazzo coi capelli rossi, ansioso, leggermente balbuziente, ha appena cominciato il suo colloquio. Alcuni compagni, seduti vicino alla porta, assistono. La porta dell’aula è aperta ed ecco che si affaccia un signore alto, coi capelli brizzolati, un paio di pantaloni di gabardine beige e una camicia celeste.

Attraversa l’aula e viene dritto al tavolo della commissione.

“Buongiorno. Sono l’ispettore ***, vorrei parlare con la presidente”.

Silenzio. Il ragazzo coi capelli rossi sgrana gli occhi: il suo viso s’imporpora rapidamente. I vari membri della commissione guardano qua e là senza sapere che dire. Finalmente parla con voce esitante la commissaria di topografia, la donna parallelepipedo.

“La presidente non c’è, stamattina: aveva un impegno. Eccezionalmente sono io che presiedo la commissione”.

All’ispettore sembra che gli sia andato un boccone di traverso.

“Come sarebbe a dire, non c’è! Come sarebbe a dire aveva un impegno! Durante gli orali la commissione dev’essere al completo. Al com-ple-to! Se la presidente o qualcun altro aveva un impegno, poteva sospendere i colloqui per un giorno.”

L’ispettore è paonazzo, l’assenza della presidente gli sembra un oltraggio contro la sua persona. La commissaria di topografia farfuglia, non aveva previsto che i fatti prendessero una piega così sgradevole. Il ragazzo coi capelli rossi sta per collassare: l’ispettore se ne accorge, lo prega di accomodarsi fuori, prega tutto il pubblico di accomodarsi fuori, chiude la porta dell’aula e comincia un’intemerata nei confronti della presidente e di tutta la commissione. Si fa dare il numero di cellulare della presidente, la chiama e le fa una sparata incredibile.

“È chiaro che i colloqui di stamattina sono irregolari, conclude. Ora finite di interrogare quel povero ragazzo, altrimenti gli viene un colpo; poi mi fate la cortesia di riconvocare tutti per domattina, perché i colloqui si devono rifare.”

“Domattina? Ma domattina abbiamo altri cinque ragazzi in calendario!”

“Fate i cinque ragazzi in calendario e quelli di stamattina li mettete in coda. Verrò alle dodici e trenta a verificare che tutto sia in regola. E mi raccomando! Che non manchi nessuno, domani!”

L’ispettore se ne va tempestoso, il ragazzo coi capelli rossi rientra, si siede, un muscolo pulsa nel suo avambraccio destro posato sul tavolo. Viene rassicurato, no, l’ispettore non ce l’aveva con lui, no, soltanto un piccolo disguido: domani dovrà tornare, ma non ci stia a pensar su, vada a casa adesso, è l’ora di pranzo, non ci pensi più: a domani.

I commissari interni vanno in segreteria: mimano scene indescrivibili, fanno smorfie, sbuffano e intanto si fanno dire i numeri di telefono degli alunni interrogati oggi.

“Sì, c’è stato un piccolo equivoco, nulla di grave. No, niente che tu abbia fatto di sbagliato. Ma bisogna che torni, domattina. Una piccola formalità, non stare a preoccuparti. Verso mezzogiorno. Sta’ tranquillo: a domani”.

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