Millennials: una generazione in bilico by Pina Bertoli

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Attualità, Bookshelf, Letteratura

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Con i termini Generazione Y o Millennials (attualmente la fascia di età più popolosa al mondo, circa il 23% del totale) si indica la generazione dei nati tra i primi anni ’80 e la metà degli anni ’90. Poiché i nati all’inizio degli anni ottanta sarebbero diventati maggiorenni a cavallo del III millennio, si è iniziato a parlare di “generazione del millennio”.

Questa generazione è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali; in molte parti del mondo, l’infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neoliberale, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta. L’aumento delle tecnologie di comunicazione istantanea resa possibile attraverso l’uso di internet, come e-mail, SMS e messaggistica istantanea e i nuovi media utilizzati attraverso siti web come YouTube e siti di social networking come Facebook, MySpace e Twitter possono spiegare come la fama dei millennials sia orientata allo scambio e al commercio grazie ad una più facile comunicazione attraverso la tecnologia. I millennials sono anche la generazione che ha maggiormente utilizzato le app di incontri.

La generazione Y è però anche la prima ad affrontare la “Grande recessione” ovvero la crisi economica a cavallo tra il 2007 e il 2013; crisi che si è ripercossa negativamente sui livelli occupazionali dei giovani, causando un generale clima di sfiducia, di precarietà e di difficoltà a fare progetti per il futuro. Definiti bamboccioni, nullafacenti e ignoranti da una classe politica essa sì ignorante, i millennials sono la generazione più istruita della storia occidentale, nativi digitali e capaci di parlare almeno un’altra lingua straniera, se non due; che più ha dovuto dimostrare tenacia nel non farsi sopraffare da una contingenza storico-sociale quasi deprimente.

Negli ultimi decenni la fruizione della cultura si è aperta come un ventaglio e gli scaffali delle librerie offrono oggi voci e scritture molto diversi tra loro. Viviamo in un mondo ormai transnazionale, transcontinentale, multietnico e globalizzato, dove le identità con il trattino (hyphenated identity, nella definizione di Ali Rattansi) rappresentano l’ordinario. Il comune denominatore tra gli autori millennial, non va cercato nell’età anagrafica quanto nelle tematiche che affrontano attraverso la loro scrittura, le stesse che affrontano nel vissuto quotidiano. I personaggi sono spesso autoriferiti, comunicano quasi esclusivamente online, sono preoccupati dal cambiamento climatico, dalla precarietà diffusa, dalla guerra, dalla polarizzazione politica. Ciò che accomuna il romanzo millennial è che più prospettive, soprattutto femminili, non-bianche e queer, si confrontano su un mondo che sta collassando su se stesso.

L’ambito in cui sperimentano comportamenti diversi dal passato è quello delle relazioni sentimentali. I siti di dating sono spesso l’unico approccio praticato per “agganciare” il partner. Un comportamento diffuso è la prassi per uscire da una relazione. Si chiama ghosting, e chi lo pratica semplicemente sparisce, diventa un fantasma, e così si risparmia la parte tragica dei saluti: di punto in bianco si smette di rispondere ai messaggi, al telefono, alle mail. Una tattica d’urto, efficace quanto dolorosa per chi la subisce. Ma non è del tutto finita, perché può continuare con l’orbiting: cioè si danno segnali di ripresa del contatto, con qualche like sui social, un mostrare interesse senza però impegnarsi in un vero ritorno, più un modo per “segnare il territorio” che per riallacciare un rapporto. Con conseguenze ancora più dolorose per chi quell’incertezza la vive con fragilità emotiva. Tematiche, queste, che ritroviamo ampiamente nella letteratura millennial. Così come le questioni relative alla maternità, alla mercificazione del corpo femminile, all’identità.

In molte opere emerge l’ansia dettata dall’insicurezza economica e dalla crisi del mercato del lavoro; a ciò si associano gli stati di “workaholism” , cioè dipendenza dal lavoro, così come di “sindrome di burn-out” cioè lo stato di esaurimento sul piano emotivo, fisico e mentale dovuto allo stress e alle tecniche di controllo sempre più invasive. Tutta questa precarietà e gli stati d’animo che genera si riflettono nelle relazioni sentimentali, anch’esse minacciate da una costante instabilità.

La letteratura popolare della generazione Y ha una stella nel suo firmamento e si chiama Harry Potter. I manga e i romanzi grafici sono emersi come una forma popolare di letteratura largamente frequentata.

Dopo 4 album e un romanzo, il gruppo musicale bolognese Lo stato sociale ha debuttato nel mondo del fumetto con Andrea, realizzato con il disegnatore Luca Genovese e pubblicato da Feltrinelli Comics. Alberto Guidetti, membro della band che ha curato i testi della graphic novel, ritrae un’intera generazione abbandonata a se stessa, quella dei millennials, costretta ad affrontare una realtà in cui la guida della generazione precedente risulta inefficiente: ne emerge emblematicamente l’inevitabile incomunicabilità tra chi ha potuto vivere guardando con fiducia al futuro e chi invece deve faticare per restare aggrappato ad un presente precario.

Vediamo quali sono le autrici e gli autori che hanno raccontato questa generazione.

Una delle più lette e apprezzate tanto da diventare un termine di paragone, un canone, è Sally Rooney, la scrittrice irlandese che ha debuttato nel 2018 con il romanzo cult Parlarne tra amici, a cui poi è seguito Persone normali (entrambi Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli).

Parlarne tra amici si può leggere come una commedia romantica o si può leggere come un testo femminista. Si può leggere come un libro sul tradimento e l’infedeltà ai tempi di WhatsApp o su ciò che nei rapporti di coppia non cambia mai. Ma in qualsiasi modo si decida di leggerlo, Parlarne tra amici è un romanzo indimenticabile e universale sulle strade che l’amore sa aprire nel cuore degli esseri umani.

Persone normali è la storia di Marianne e di Connell, di due ragazzi che si incontrano al liceo e simili a due pianticelle condividono lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicino all’altra, contorcendosi per farsi spazio, a volte sostenendosi a vicenda, altre togliendosi il respiro. È la storia di un amore giovane che pare destinato a non compiersi mai, di due anime che si inseguono e si sfiorano per anni, ma è anche una tagliente riflessione sulla prevaricazione e la tenerezza in questo nostro tempo strano.

Sally Rooney è riuscita nell’impresa piú difficile di tutte: scrivere un romanzo sulla banale e feroce dolcezza di una relazione. Riuscendo a cogliere quell’attimo infinito in cui si trova il coraggio di perdersi negli occhi di un’altra persona per ritrovare se stessi.

Potete continuare a leggere sul blog di Pina Bertoli

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