Nel margine della pagina Racconto di Marisa Salabelle

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Cambridge, 1963. Alla fine delle lezioni, i ragazzini della scuola elementare invadono le vie della cittadina medievale, si rincorrono nei vicoli, si nascondono tra le bancarelle del mercato.

«Andiamo al fiume?»

«Dai, facciamo una corsa! A chi arriva primo!»

«Andrew, tu non vieni?»

«No, io veramente…»

«Andrew è un secchione!»

«Finita la scuola, va in biblioteca, lui!»

«È fissato con quella matematica!»

I ragazzi scappano via ridendo. Andrew, dieci anni, rosso di capelli, magrolino, si incammina verso la biblioteca pubblica. È vero, ha il pallino della matematica, e allora? Gli piacciono gli enigmi, i giochi da risolvere, i problemi che per molti dei suoi compagni sono difficili e noiosi.

Frugando tra i volumi ha trovato un libro:  s’intitola “L’ultimo problema”. Già questo lo incuriosisce: quale sarà l’ultimo problema? E se fosse proprio lui a risolverlo?

«Hmm», pensa, immergendosi nella lettura. Il libro parla di un certo Pierre de Fermat, un matematico francese vissuto nel 1600. Un ritratto lo raffigura come un pacioccone dalle guance tonde, i capelli lunghi e una specie di bavaglino sul petto. A quanto sembra, quel tipo aveva affermato qualcosa a proposito del teorema di Pitagora. Tutti gli studenti conoscono il teorema di Pitagora: in ogni triangolo rettangolo, la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull’ipotenusa… Uno come Andrew, il teorema di Pitagora se lo mangia a colazione, la mattina. Ecco, secondo Fermat, quello che vale per il quadrato dei numeri, non può essere applicato in caso di potenze con esponente maggiore di due. Cioè, non è possibile trovare tre numeri tali che la somma dei primi due al cubo, oppure elevati a una potenza superiore, sia uguale a un terzo numero elevato alla stessa potenza. Tre numeri tali… la somma dei primi due al cubo… il linguaggio dei teoremi è un po’ tosto, ma Andrew ci è abituato, non ci fa caso, lui. Prende carta e penna, butta giù l’equazione, prova a verificarla, non ci riesce: d’accordo, ma questo non vuol dire che sia impossibile, magari da qualche parte, tra i numeri, ci sarà pure un cubo che è la somma di altri due cubi… come si fa a dimostrare che questo è impossibile? Chi è che conosce tutti i numeri e le loro combinazioni? Eppure Fermat ne era convinto, anzi, senti un po’ che cosa ha scritto:

«Io ho una dimostrazione di questo, ma non ci starebbe, qui, nel margine della pagina.»

Questo Fermat sembra uno che le spara grosse. Nel margine della pagina! E chi ti ha detto che dovevi scriverla nel margine della pagina?

Quella sera, a casa, e nei giorni successivi, Andrew ripensa a quello che ha letto, su Pitagora e Fermat e sulla dimostrazione che Fermat non ha potuto scrivere nel margine della pagina. E finalmente prende una decisione: lo dimostrerà lui, il teorema di Fermat: in fin dei conti, quel vecchio barbogio con la pettorina non ne avrà saputo tanto più di lui, di matematica. E magari non è vero che aveva quella dimostrazione, magari ha solo voluto fare lo sbruffone, e non era capace di dimostrare un bel niente.

Sono passati anni da quel giorno: Andrew è diventato grande e la passione per la matematica non l’ha mai abbandonato. È diventato un ricercatore, poi un professore universitario, prima nella sua città, Cambridge, poi a Oxford, un’altra famosa università inglese.  Si è occupato di molte questioni, ma in un angolino della sua mente il teorema di Fermat continuava a far sentire la sua voce: allora, quand’è che mi dimostri? Sei o non sei più bravo di quel vecchio bacucco del 1600? Andrew ha letto molte cose a proposito del problema che l’appassiona, e ha scoperto che molti altri prima di lui ci hanno sbattuto il naso. Ha letto un racconto in cui il diavolo in persona si impegna a risolvere il maledetto problema, e alla fine è costretto a dichiararsi sconfitto. Sembra che nemmeno i matematici degli altri pianeti siano riusciti a dimostrare la teoria di Fermat. Ma lui la dimostrerà, prima o poi, questo è certo! È l’impegno che ha preso con se stesso, la sua sfida per la vita. Appena sposato, ne parla con la moglie.

«Tesoro, devo assolutamente trovare la dimostrazione a quel teorema, è una questione di vita o di morte.»

«Ma caro, siamo in luna di miele!»

«Lo so, e ti amo moltissimo, ma il teorema di Fermat…»

Non è piacevole, per una donna, sapere che il primo pensiero di suo marito, ogni mattina, e l’ultimo ogni sera, non è rivolto a lei, ma a un antipatico matematico del 1600, ma la moglie di Andrew ha una grande fiducia in lui e soprattutto una grande pazienza. È l’unica a sapere che suo marito sta cercando di dimostrare un teorema che da trecento anni tormenta i più geniali matematici, e sotto sotto ne è orgogliosa.

«La cena è pronta, Andrew.»

«Un momento, cara, sono in mezzo a certi calcoli…»

«Andrew, le bambine vorrebbero che tu gli leggessi una fiaba prima di dormire. Ma per favore, non fare come ieri sera, che le hai addormentate a suon di equazioni!»

«Andrew, quando hai finito col teorema di Fermat, ci sarebbe da portar fuori la spazzatura…»

Nel 1993, a quarant’anni, Andrew Wiles ha raggiunto il suo obiettivo: ha dimostrato il teorema di Fermat.  Anzi, crede di averlo raggiunto, perché ben presto si accorge che nella sua dimostrazione c’è un errore. Ops! Ma lui è un tipo tenace e non si arrende: lavora ancora, perfeziona la sua teoria, corregge gli errori. Dopo un anno, nel settembre 1994, pubblica due articoli che espongono la dimostrazione. Andrew è felice, emozionato e molto stanco.

«C’è voluto un po’ più spazio del margine della pagina», commenta.

2 Comentarios Agrega el tuyo

  1. Kikkakonekka dice:

    Adoro da sempre la matematica, e ho letto vari libri sia di «storia» della matematica, sia di matematica «ludica». Questo racconto riguardo Wiles è davvero molto carino.

    Me gusta

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