“Le bugie sono una facile sovrastruttura”. Noia.

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By Giusy di Maio

La noia indica una condizione psicologica caratterizzata da insoddisfazione, demotivazione, riluttanza all’azione e sentimento di vuoto.

Nelle trattazioni medioevali veniva indicata con il termine acedia; è stata largamente studiata in ambito filosofico e psicopatologico seguendo la tradizione che da B. Pascal porta ai moralisti francesi per i quali la noia è la risultante dell’alterazione degli umori in presenza di deprecabili condizioni morali tipiche di chi, avendo abusato del piacere, si trova nell’impossibilità di desiderare.

Da questo sfondo sono nate considerazioni tipiche del campo filosofico, psichiatrico e psicoanalitico.

Ad esempio, facendo capo al campo psicoanalitico, per O. Fenichel la noia è un conflitto tra il bisogno di attività e l’inibizione della stessa a causa di un contrasto tra Es e Io che non trova soluzione, ecco che la “tensione della pulsione è presente, ma lo scopo della pulsione è perduto”; ne consegue che “il dispiacere della noia non corrisponde a una mancanza di tensione, ma piuttosto a un eccitamento il cui scopo è inconscio” (1945).

Per Fenichel quindi il senso di essere annoiato (almeno nella sua esagerazione nevrotica) è probabilmente uno stato di eccitazione il cui scopo è represso e qualsiasi cosa la persona pensa di poter fare è percepita, dalla persona stessa, come inadeguata a rilassare la tensione intima.

Coloro che sono annoiati provano a distrarsi ma non ci riescono perché sono concentrati (fissati) sul loro scopo inconscio.

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