Andersen By Marisa Salabelle

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Oggi è giornata d’orientamento: gli alunni delle quinte incontrano i rappresentanti dell’Associazione Industriali che gli parleranno delle prospettive nel mondo del lavoro. Accompagno la mia classe in aula magna e mi siedo in posizione defilata, accanto a una collega che insegna lettere come me. Per prima parla una gentile signorina, che con l’aiuto di alcune slide in power point illustra ai ragazzi le regole per compilare un buon curriculum vitae. Poi prende la parola un giovane abbronzato, dall’aspetto energico e sicuro di sé. Parla a ruota libera, è evidente che vuole impressionare: è evidente anche che non è la prima volta che fa questo discorso, costellato da aneddoti che immagino sempre gli stessi, da una scuola all’altra, da un anno scolastico all’altro.

«Sul lavoro, non illudetevi di poter fare gli schizzinosi!» dice. «Non crediate di poter fare gli orari che vi pare, non crediate di far festa il sabato! Sul lavoro, bisogna mostrarsi motivati, aggressivi: quel che c’è da fare si fa, dimenticatevi il sabato libero, dimenticatevi di uscire alle cinque! Se il capo vede che siete poco motivati, appena può si sbarazza di voi. Sapete quanti ce n’è che vogliono quel posto di lavoro?»

Osservo i ragazzi: sono attenti, concentrati, assorbono le parole del giovane imprenditore.

«Lo sapete che lavoro faccio io? Eh, lo sapete? Ristrutturo aziende! Giro l’Italia! Non è vero che non c’è lavoro, lavoro c’è, basta volerlo, basta dimostrare che si ha voglia di sgobbare. E poi idee, creatività! Ho conosciuto una ragazza, okay? Una della mia età. Io sono del Settantacinque! Era stata assunta da una ditta di abbigliamento, Zara, avete presente? Il marchio Zara. Quindici anni fa era ancora sconosciuto, si può dire. Quella ragazza ha cominciato come magazziniera. Gli ha inventato un sistema di catalogazione… lo sapete cosa fa ora? Dirige tutte le operazioni verso l’Italia, okay?»

Guardo i ragazzi: sono impressionati. Guardo la mia collega, che ascolta l’oratore con gli occhi sbarrati.

«Non mi piace per niente questo approccio», le dico. «Tutto questo rampantismo… e poi, gli presenta una situazione ben diversa da quella reale… Dovrebbe avere il coraggio di parlargli della disoccupazione, delle difficoltà che incontreranno.»

La collega annuisce, perplessa.

«Rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani!» insiste il ristrutturatore d’aziende. «E se non vi trovate bene, Andersen! Andersen!»

«Andersen?» mi chiede la collega. «Lo scrittore di fiabe?»

«Credo che intenda dire andarsene», sussurro.  Alla fine dell’incontro riaccompagno i ragazzi in classe.

«Be’, che ne dite, vi è piaciuto?»

«A lei no, vero prof? Ho visto la faccia che ha fatto…»

Non c’è tempo di intavolare una discussione: suona la campanella. Andersen! Andersen! gridano i ragazzi correndo verso le scale.

4 Comentarios Agrega el tuyo

  1. zipgong dice:

    Li preparano a diventare degli imbecilli. Ma motivati.

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  2. L’importante è essere motivati…

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  3. Kikkakonekka dice:

    Ho conosciuto persone di questo tipo, fortunatamente poche, accecate da un arrivismo immotivato e ben distante dalla realtà.
    Purtroppo il sistema occupazionale in Italia è pessimo, tutto per colpa di leggi che fanno di tutto per aiutare il datore di lavoro, e fanno passare l’idea che una assunzione sia un fatto di generosità, e non il frutto di domanda/offerta.

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  4. Hai perfettamente ragione! Sembra che gli imprenditori facciano beneficienza assumendo lavoratori…

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