Pietro Aretino /3b by Luisa Zambrotta

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Mentre l’incisore Marcantonio Raimondi fu imprigionato dal Papa per aver stampato quei disegni erotici noti come I Modi, o I sedici piaceri, Giulio Romano, la fonte dei dipinti originali non incorse in nessuna punizione perché la sua opera era stata eseguita solo per un pubblico privato, privilegiato, cioè dovevano decorare le pareti di Palazzo Te a Mantova.
Il decoro era salvo: solo quando queste immagini furono messe a disposizione di un pubblico più ampio che poteva acquistarle come incisioni su fogli singoli, si giudicò che fossero oscene.
Probabilmente si riteneva che i fruitori d’élite della corte potevano gustare l’erotismo perché erano equilibrati nelle loro reazioni a tali immagini e non fossero fuorviati come le persone comuni.

Raimondi languì nelle prigioni vaticane per un anno, finché alcuni amici influenti non intervennero per ottenere la sua liberazione
Uno di questi paladini della libertà era Pietro Aretino che, avendo il favore del Papa negoziò la sua scarcerazione.
In segno di gratitudine Raimondi incise uno stupendo ritratto di Aretino nel 1525.

L’ interessamento del poeta per Raimondi e per i suoi “I Modi” non finì qui.

In una sua lettera si legge:

Da poi ch’io ottenni da Papa Clemente la libertà di Marcantonio bolognese, il quale era in pregione per aver intagliato in rame i XVI modi ecc., mi venne volontà di veder le figure, vìcagione che le querele Gibertine esclamavano che il buon vertuoso si crocifigesse, e vistele, fui tocco da lo spirito che mosse Giulio Romano a disegnarle. E perchè i poeti e gli scultori antichi e moderni soglion scrivere e scolpire alcuna volta per trastullo de l’ingegno cose lascive, come nel palazzo Chisio fa fede il satiro di marmo che tenta di violare un fanciullo, ci sciorinai sopra i sonetti che ci si veggono ai piedi.”
Venezia, l’11 di decembre 1537

In altre parole:
“Dopo aver ottenuto da Papa Clemente la libertà di Marcantonio bolognese, che era in prigione per aver intagliato in rame i XVI modi ecc., mi venne voglia di veder quelle figure che avevano spinto Gilberti e i suoi seguaci (il Vaticano) a richiedere che si crocifiggesse quell’artista virtuosistico, e vistele, fui colto dallo stesso spirito che aveva spinto Giulio Romano a disegnarle. E poiché poeti e scultori antichi e moderni si mettono talvolta a scrivere e scolpire cose lascive per divertirsi, come il satiro marmoreo di Palazzo Chigi che tenta di violentare un fanciullo, ci sciorinai sopra i sonetti che ci si vedono qui sotto”

(Gianmatteo Giberti fu vescovo di Verona che ebbe importanti incarichi nella Curia romana)

Questi sedici sonetti esplicitamente licenziosi furono pubblicati nel 1527 in una seconda edizione xilografica: era la prima volta che testo e immagini erotiche venissero abbinati. Le poesie si riferivano agli atti sessuali raffigurati, in cui le coppie rappresentate mentre facevano l’amore si parlavano, aggiungendo un livello di umorismo metatestuale alla maggior parte delle figure. Il poeta non solo descriveva, ma quasi le animava con le parole pronunciate dai personaggi scritte sotto ogni immagine (piuttosto che nelle nuvolette come oggi accade nei fumetti).

Tuttavia ancora una volta il papato bandì questa seconda edizione e distrusse ogni copia che riuscì a trovare.

Lo scrittore se ne andò a Venezia, dove trascorse il resto della vita stringendo un solido rapporto di amicizia con Tiziano, dal quale fu ritratto più volte, mentre Raimondi, anche se riuscì sfuggire a una seconda incarcerazione, fu rovinato finanziariamente.

Continua

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  1. Come sempre, grazie di tutto cuore, caro Juan🙏❤️🙏❤️🙏

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