L’agente letterario – parte terza by Marisa Salabelle

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Tra la scrittrice, appena pubblicata e già in disgrazia, e il suo agente iniziò un fitto scambio di corrispondenza. Fitto da parte della scrittrice, è ovvio, perché l’agente lasciava passare delle mesate prima di rispondere alle sue mail o di ritelefonarle dopo un numero imprecisato di chiamate perse.

«Vorrei proporre all’editore Tristissima storia dell’Infante Felice Prospero e della sua manina cerea, sequel naturale della Triste storia dell’Infanta Margherita e della sua mascella prominente. Potrebbe interessare a tutti i lettori che hanno amato l’Infanta, e nello stesso tempo contribuire a rilanciarla.»

«Hmmm… il genere storico sta passando di moda… perché non ne facciamo un albo illustrato per bambini?»

«Non so… il testo mi sembra troppo complesso e difficile per un pubblico infantile, e nonostante il nome benaugurante, Felice Prospero ha avuto un destino assai infelice…»

«Be’, semplificheremo, taglieremo…  e perché non pensare a un lieto fine? Prova a immaginare:  il piccolo Felice Prospero, facendo onore al suo nome, recupera salute e colorito e la sua manina, da cerea, diventa paffuta…»

«Ma questo traviserebbe la realtà storica!»

«So quanto sei scrupolosa, mia cara, ma qui si tratta di piccoli adattamenti… che non faranno altro che valorizzare la tua idea! Tu lascia fare al nostro editor… abbiamo già contattato una bravissima illustratrice.»

«Non so», ripeté la scrittrice, e mise da parte il manoscritto. Qualche mese dopo tornò alla carica:

«Ho scritto un romanzo sul terrorismo. Protagonisti sono alcuni adolescenti…»

«Un young adult, allora! Ottima idea!»

«No, non è quello che avevo in mente. Un libro per tutti, direi.»

«Lo modifichiamo. Hai detto che c’è il personaggio di una ragazza? Scrivi il suo diario. Parla di cose carine, marche di jeans, trucchi… le teen agers adorano queste cose!»

«Non so», disse ancora una volta la scrittrice e ripose il romanzo nel suo cassetto virtuale, nella cartella Proposte abortite. Ma non voleva arrendersi e spulciò tra i suoi file alla ricerca di qualcosa di interessante da proporre.

«Avrei un giallo… una giovane donna viene uccisa con un ferro da calza.»

«Molto bene. Inseriamo le istruzioni per confezionare capi lavorati a maglia alla fine di ogni capitolo. Il fai da te va di moda, fa molto sostenibile, molto green. Potrebbe essere un successo, se aggiungiamo i cartamodelli!»

«Perdonami», disse la scrittrice. «Questi suggerimenti te li dà l’editore?»

«No, no! Siamo noi come agenzia. Sai, al momento in cui proponiamo un testo a un editore, dobbiamo essere molto sicuri di quello che gli stiamo offrendo.»

«Quindi l’editore non sa niente dei manoscritti che ti ho mandato?»

«Certo che no! Gli manderemo qualcosa quando saremo assolutamente certi del suo valore… anche economico, capisci… perché qui bisogna vendere, e le tue idee, bellissime, per carità, non sono molto accattivanti da un punto di vista commerciale. Ci vuole qualcosa che acchiappi il lettore: ricette tradizionali, itinerari turistici, profumi… tu non hai nemmeno saputo mettere una playlist in coda al tuo manoscritto!»

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