Paolo Veronese by Luisa Zambrotta

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(Luisa blog)

Il 19 aprile 1588 moriva a Venezia Paolo Caliari detto Paolo Veronese dalla sua città natale, Verona, in cui era nato sessant’anni prima. Aveva contratto un’infezione polmonare durante una processione nei pressi della sua casa di campagna a Sant’Angelo.
Paolo Veronese era un grande pittore rinascimentale, noto per i suoi grandissimi dipinti storici di carattere mitologico o religioso , come “Le nozze di Cana” (1563) e “Il convito in casa di Levi” (1573)
Quest’ultimo fu commissionato dai monaci domenicani per la parete di fondo del refettorio del grande convento dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, in sostituzione di un quadro di Tiziano bruciato nell’incendio del 1571. Il tema, come per il precedente dipinto, doveva essere quella dell’Ultima Cena di Cristo.
L’incarico fu affidato al Veronese, anche se i monaci potevano offrire un compenso decisamente insufficiente per un’opera delle dimensioni richieste. Fu solo in seguito alle loro insistenti preghiere, che il pittore accettò e affrontò questo tema con il suo stile mondano e festoso, già sperimentato nelle Nozze di Cana del 1563 e nelle sue altre Cene, in cui l’episodio evangelico era solo il pretesto per mettere in scena le affollate e sontuose feste dell’aristocrazia veneziana del tempo.

Ma in questo caso il soggetto era l’istituzione del sacramento dell’Eucaristia, e, perché la tela mostrava personaggi e situazioni ritenute totalmente offensive per la dottrina della Chiesa cattolica, l’Inquisizione lo percepì come eretico.
Veronese dovette sottoporsi a processo presso il Tribunale dell’Inquisizione di Venezia per rispondere a domande sugli elementi ritenuti non idonei al tema sacro rappresentato,
Ad esempio il pittore fu criticato per la presenza nella tela di “Soldati armati vestiti alla tedesca, ciascuno con un’alabarda in mano”, di “buffone con il pappagallo in pugno” , un servitore sanguinante dal naso, oppure un altro che “ha un piron( forchetta) e si cura i denti”.
Veronese rispose che molti personaggi erano dipinti “per ornamento, come si fa ” e fece notare che “ Noi altri pittori ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti.”

Veronese fu in grado di difendere strenuamente la necessità che ai pittori fosse riconosciuta libertà d’azione nella rappresentazione dei soggetti sacri. Chiarì : “La commissione fu di ornare il quadro secondo secondo il mio gusto” e spiegò che si trattava di un quadro grande per cui “se nel quadro ci avanza spazio, io l’adorno di figure, sì come vien commesso, e secondo le invenzioni.”
Concluse dicendo che pensava “di far bene , o di non far disordine niuno, tanto più che quelle figure di buffoni sono di fuori del luogo dove è il nostro Signore.”

La sentenza consisteva nel correggere a proprie spese i particolari indecenti secondo le istruzioni degli inquisitori. Successivamente si ridusse a fargli cambiare il titolo dell’opera, che mutò dalla più impegnativa “Ultima Cena di Nostro Signore” a “Convito in casa di Levi”, suggerendo che fosse interpretata come un banchetto a cui partecipava Gesù per la consolazione dei peccatori.

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  1. Grazie di cuore. Juan🙏🌷🙏

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