L’agente letterario – parte II by Marisa Salabelle

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Dopo aver superato le ultime, faticose tappe che precedono la pubblicazione di un libro (editing, scelta del titolo e della copertina, correzione delle bozze) la scrittrice si mise ad aspettare con ansia il giorno in cui il libro sarebbe finalmente uscito. La mattina, dopo una notte insonne e febbricitante, si precipitò alla finestra che dava sulla strada. Non vide striscioni né bandiere, né file di postulanti davanti alla sua porta. Non vide nemmeno il corriere, che avrebbe dovuto portarle le sue copie del romanzo.

«Cavolo, e ora che faccio? Il mio libro è uscito e io non posso tenerne una copia tra le mani, farmi un selfie, postarlo su Facebook. Dovrò mica andare in libreria a comprarlo?»

L’agente letterario le telefonò per congratularsi, l’ufficio stampa dell’editore fece lo stesso, le furono annunciate imminenti recensioni che si concretizzarono, nel giro di qualche giorno, in un paio di trafiletti su riviste di cucina e di giardinaggio e in un’intervista su una microscopica emittente radio di una località sperduta sull’Aspromonte. La stampa locale e la tv cittadina furono più generosi, e dedicarono alla matura esordiente, ben conosciuta in città per i suoi trascorsi come insegnante di scuola media, lunghi ed esaurienti servizi. Alla presentazione presso la sua libreria preferita di Pistoia venne un mucchio di gente e la scrittrice cominciava già a montarsi la testa.

«Il libro vende bene, in casa editrice sono contenti. Dobbiamo pensare a fare una nuova proposta», le disse l’agente.

«Di già?», chiese meravigliata la scrittrice.

«È bene muoversi per tempo, poi lo sai, i tempi dell’editoria son lunghi… se presentiamo un nuovo romanzo ora, fino all’anno prossimo non esce.»

Per fortuna la scrittrice, durante i lunghi anni della sua militanza nel mondo delle patrie lettere, aveva prodotto un gran numero di opere, per cui non le fu difficile proporre all’agente un nuovo capolavoro.

«Ho letto il tuo manoscritto: interessante. Bisogna parlarne alla responsabile di collana. Mi ha detto che l’Infanta Margherita vende benino…»

La scrittrice, con la sensibilità tipica dei grandi artisti, avvertì un certo raffreddamento nella voce del suo agente, e quel “benino” non la convinse tanto. Dopo qualche mese fu lei a chiamarlo.

«Hai saputo niente dalla responsabile di collana?»

«Ehm… ancora non gliene ho parlato. Bisogna aspettare il momento giusto. L’Infanta vendicchia…»

Fu il colpo di grazia. La scrittrice capì che la sua carriera, iniziata apparentemente sotto ottimi auspici, era già volta al tramonto.

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