Penna e Culla  di Marisa Salabelle

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Penna e Culla frequentano la Prima D. In un istituto quasi completamente maschile, fanno parte del piccolo contingente delle ragazze. Penna è italiana, di nome fa Nunzia; Culla è albanese, e infatti il suo nome non si scrive così, ha una K, un’h e forse anche una j. Di nome, Culla si chiama Alina. Sono due ragazze terribili, due ribelli, due agitatrici: le professoresse le temono, le bidelle le odiano, i ragazzi ne sono attratti per un verso e respinti per un altro: Penna e Culla sono spavalde, disinvolte, dicono parolacce, entrano nel bagno dei maschi spalancando la porta e commentando sugli attributi dei compagni, lasciano capire di avere una vita sessuale molto movimentata. Culla ha i capelli lunghi, color rosso mogano, con colpi di sole ed extension rosa, gialle e ramate. Porta minigonne vertiginose e maglie molto lunghe, il cui bordo arriva a pochi centimetri dal bordo della gonna e le cui maniche arrivano fino a metà delle dita, si tiene in equilibrio su stivali col tacco a spillo di dieci centimetri. Penna porta sempre jeans sdruciti, anche lei ama le maglie lunghe ed ha i capelli corti, tinti di colori sempre diversi, per una settimana fucsia, poi blu elettrico, poi verde. Penna e Culla sono state grandi amiche, alleate nella guerra contro gli insegnanti, inseparabili nelle scorribande per i lunghi corridoi o nelle fughe in cortile per fumarsi una sigaretta o magari una canna. Ma da quando Culla si è messa con Roman le cose tra di loro hanno cominciato a cambiare.  Roman è russo, ed è russa anche Sonia Aksenova, che fa come lui la Seconda C, e fino a pochi giorni fa era la sua donna. Ora è tutto cambiato, Roman sta con Culla, Sonia Aksenova è incazzata, Penna è incazzata perché Roman piace anche a lei. Penna e Sonia si uniscono in una strana alleanza, passeggiano su e giù per il corridoio, sostano in un angolo, parlottano a voce bassa.

Sonia Aksenova bussa alla porta della Prima D. Dentro c’è una baraonda indescrivibile: la professoressa di scienze non sa tenere la classe, lo sanno tutti. Sonia apre la porta: intorno alla cattedra c’è un assembramento, la professoressa ha in mano un cellulare e lo sbatte due, tre volte sul piano del tavolo, un ragazzo cerca di toglierglielo di mano, è mio, professoressa, è mio, me lo sta distruggendo! In fondo all’aula, gruppetti di studenti chiacchierano a voce alta come a una festa. Sonia fa un cenno a Culla, la chiama fuori. Culla esce, Sonia e Penna le saltano addosso, la riempiono di botte, la sbattono contro la parete. Sonia le graffia il viso con le unghie lunghe, dipinte con lo smalto verde bottiglia. Penna le afferra una ciocca di capelli, tira forte, la strappa dal cuoio capelluto. Arriva una bidella, misericordia, ragazze, siete impazzite. Esce la professoressa di scienze, si preoccupa, il preside darà sicuramente la colpa a lei. I ragazzi escono dalle aule e fanno cerchio intorno alla scena del delitto. Arriva la vicepreside e porta Penna, Culla e Aksenova dal preside. Per terra rimane la ciocca di capelli di Culla, color mogano. 

2 Comentarios Agrega el tuyo

  1. Bel racconto: è una scena molto forte ma non è poi così rara

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