“Nonna Luisa” by Luisa Zambrotta

nonna luisa

Luisa aprì la porta finestra che dava sul terrazzo e uscì a prendere una boccata d’aria.
Inspirò lentamente, cercando di restare calma. Era da tempo che sentiva qualcosa in gola, una specie di blocco che le faceva male. Il medico del paese le aveva dato uno sciroppo e le aveva garantito che presto sarebbe tornata come nuova.
I due figli più grandicelli, Antimo e Pasqualino, erano ancora a scuola e sarebbero rientrati alle quattro, così lei poteva finalmente godersi un attimo di quiete.
Il più piccolo, Nicola, dopo aver mangiato con gusto quanto gli aveva preparato, stava facendo il riposino pomeridiano nel suo lettino.

Luisa inspirò nuovamente, quanto più a fondo le fosse possibile, senza che il sordo dolore che la accompagnava da tempo diventasse insostenibile.
L’aria era profumata: il glicine che copriva il terrazzo formando un soffitto verde punteggiato da grappoli viola pallido era esploso in tutta la sua maestosità e fragranza.
La primavera le aveva sempre dato una nuova energia, era una stagione di rinnovamento in cui anche a lei pareva di nascere di nuovo.

Pensò ai ragazzi: Antimo un po’ discolo e scapestrato, che, da quando era stato scalzato dalla sua posizione di figlio unico prima da un fratello e poi dall’altro, cercava in ogni modo di attirare l’attenzione.

Pasqualino, più pacato e riflessivo, era un ometto pieno di buon senso, su cui poteva fare affidamento anche se non aveva ancora nove anni. Le aveva promesso che l’avrebbe resa ricca, un giorno: sarebbe riuscito a trovare per lei la “occola” con i pulcini d’oro nascosta nella Torre di Casertavecchia e le avrebbe portato il tesoro che quella custodiva.
Aveva fatto diverse scorribande in quel borgo medievale, ma non era mai riuscito a trovare la porta d’ingresso alla Torre, che forse non esisteva neppure. Ricorda che tornava sempre con le gambe e le braccia graffiate dai rovi che circondavano quel castello in rovina, ma non si dava per vinto: la chioccia era là con il suo tesoro, e lui l’avrebbe trovata e gliene avrebbe fatto dono.

L’ultimo, Nicola, era il piccolino a cui andava la maggior parte delle attenzioni di tutta la famiglia.

Il marito, Angelo Andrea, era contento di avere tre figli maschi, belli e in salute, e non sentiva molto la mancanza di una femmina, che prima o poi sarebbe arrivata.
“Verrà!” le ripeteva, “Bisogna solo aver pazienza”.
E poi concludeva citando un proverbio: “Non devi avere fretta. Ricorda che la gatta frettolosa fece i figli ciechi “

Ripensò alla recita che i bambini avevano regalato a genitori e parenti per Pasqua, una messa in scena della resurrezione di Cristo, preceduta dalla resurrezione di Lazzaro.
Pasqualino, che era il figlio più creativo, aveva ideato i testi e distribuito i ruoli.
Antimo, con la sua nonchalance, si era rifiutato di mandarli a memoria, mentre il piccolo Nicola aveva voluto la sua parte. Gli era stato detto che avrebbe dovuto interpretare un personaggio importante, nella scena di Lazzaro. Doveva addirittura impersonare Gesù e ne era fiero. Aveva poche parole da dire e Luisa ricorda ancora con un sorriso che per l’emozione aveva dimenticato la battuta corretta: “Lazzaro, alzati!”
I suggerimenti del regista sembravano cadere nel vuoto, mentre Pasqualino diventava sempre più agitato. Anche il piccolino si sentiva imbarazzato e guardava il fratello senza riuscire a capire bene quel comando. Finalmente aveva afferrato il senso del suggerimento e aveva esclamato con grande enfasi: “Lazzaro, susiti!”
Soddisfatto della sua battuta, aveva guardato felice i genitori e i parenti radunati e vedendo che tutti avevano cominciato a ridere, aveva ripetuto svariate volte a voce sempre più alta l’invito in dialetto.

Ecco, quelli erano i suoi cari figlioli, e presto anche i più grandicelli sarebbero tornati a casa. Dopo aver mangiato una bella fetta di pane cosparsa di olio e di sale, si sarebbero messi a svolgere i compiti. Sapeva già che Antimo avrebbe trovato mille scuse per allontanarsi dalla scrivania, mentre Pasqualino si sarebbe applicato con diligenza. Gli piacevano tutte le materie e aveva una forte inclinazione per il disegno: diceva che da grande avrebbe fatto il pittore. O il prete.

Le piaceva godersi la sua famiglia, sognare che sarebbero stati insieme per sempre. Per sempre.
Se solo quel dolore alla gola fosse stato meno insistente…

❤️
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Mia nonna Luisa Cantalino, madre di mio papà Pasqualino (Lino), morì cent’anni fa, all’età di 33 anni, per quello che le fu poi diagnosticato come un cancro alla gola.

Luisa Zambrotta

❤️
❤️

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  1. Ti ringrazio di cuore: nonna Luisa era la mia nonna ❣️❣️❣️

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