#Riflessioni: Leggere, scrivere di Marisa Salabelle

“Ho imparato a leggere all’età di cinque anni, nella classe di Fratel Justiniano, presso il collegio di La Salle a Cochabamba (Bolivia). È la cosa più importante che mi sia mai capitata.” -M Vargas Llosa

Quando ho letto che Mario Vargas Llosa, in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 2010, ha iniziato il suo discorso con queste parole, ho sentito un moto istintivo di simpatia per lui. Caro Mario, avrei voluto dirgli, anch’io ho imparato a leggere all’età di cinque anni, sebbene non sotto l’accorta guida di Fratel Justiniano, e anche per me questa è la cosa più importante che mi sia mai capitata. Quanti ne ho macinati, di quei libri! E di tutti i generi! Mia nonna era contraria: tutte quelle ore passate a leggere, rannicchiata sul divano o seduta su una panchina. Tutto quel fantasticare senza costrutto. Mia zia era preoccupata per la mia salute: la vista, la colonna vertebrale ne avrebbero risentito. Nessuna attività sportiva, scarsi contatti con la realtà. Tutto ciò mi avrebbe provocato danni permanenti.

Scrivere, sono sempre stata brava a scrivere. Dopo aver superato le prime difficoltà tecniche, intendo. Non è stato facile  allineare i caratteri sul rigo, imprimere la giusta pressione sul foglio, per non parlare di certe lettere veramente difficili da tracciare. La esse in corsivo, la bi maiuscola, l’acca, una lettera che sembrava ideata da uno psicopatico. Calcavo troppo col lapis, cancellavo energicamente ma con poca efficacia, bagnavo la gomma con la saliva, strofinavo, ottenevo una strisciata grigia, la carta si sfaldava, infine arrivava il buco sulla pagina. Un’onta.  

Ma una volta che mi fui impadronita dei ferri del mestiere, divenni imbattibile. O almeno così pensavo. I miei temi facevano il giro della scuola, i miei racconti passavano di mano in mano tra zie, cugini, amiche di famiglia, le mie poesie commovevano il parentado. Sarò una scrittrice, pensai, e iniziai a spedire racconti ai vari concorsi per inediti di cui venivo a conoscenza. Non era facile, ai tempi, perché tutto si basava sulla carta: bandi pubblicati su riviste specializzate, fogli battuti a macchina e spediti in buste affrancate, ricerca affannosa dei risultati sulla stampa locale. Non mancarono le soddisfazioni, in quella prima fase della mia vita da letterata. Il più delle volte vincevo il primo o il secondo premio e venivo citata in un microscopico articolo che compariva, in cronaca, sul quotidiano della località in cui si era svolto il concorso. I premi erano bizzarri, forme di pecorino, pezze di stoffa, sculture lignee realizzate da artigiani locali, ma non importa. Questo fatto, di vincere spesso, anche se mandavo il mio racconto ad un concorso mai sentito nominare che si svolgeva in una città in cui non ero mai stata, rafforzò la mia autostima: ero una scrittrice nata, pensavo, avrei riunito i miei racconti in un’antologia e qualunque editore sarebbe stato fiero di pubblicarli, avrei avuto articoli lusinghieri sui quotidiani, sarei diventata famosa, la grande scrittrice.

5 Comentarios Agrega el tuyo

  1. Quegli anni, quando ci si sveglia per leggere, sono favolosi! Grazie Marisa

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  2. C’è un piccolo errore da correggere: la citazione tra virgolette che precede il testo è di Mario Vargas Llosa, non è una mia frase!

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    1. Ya lo he hecho Marisa, tan rápido! Tan presto! Desde mi móvil,,, saludos Juan

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