On His Blindness by Luisa Zambrotta

(Blog di Luisa)

John Milton, nato a Londra il 9 dicembre 1608 e morto nel 1674, fu un poeta e intellettuale inglese che servì come funzionario pubblico per il Commonwealth d’Inghilterra sotto Oliver Cromwell.
È famoso per il suo “Paradise Lost/Il Paradiso perduto”, ampiamente considerato come il più grande poema epico in inglese.
Milton scrisse in inglese, latino, greco e italiano, ottenendo fama internazionale.

Nel 1652 Milton diventò cieco, probabilmente a causa di un glaucoma, e fu costretto a dettare le sue opere a famigliari, amici o amanuensi. Fu anche obbligato a dimettersi dalla vita politica attiva.
Si presume che uno dei suoi sonetti più noti, “On His Blindness / Sulla sua cecità “, risale a questo periodo.

Quando penso a com’è spenta la mia luce
prima della metà dei miei giorni, in un mondo vasto e oscuro,
e che quell’unico talento che è morte nascondere
in me inutile sta sebbene la mia anima sarebbe ben incline
a servire con lui il mio Creatore, e a presentare
un esatto rendiconto, per timore che Lui mi rimproveri,
“Dio esige un lavoro giornaliero, anche se la vista è negata?”
chiedo scioccamente; ma la Pazienza, per prevenire
quella lamentela, pronta risponde: “Dio non ha bisogno
né del lavoro dell’uomo né dei suoi doni; colui che meglio
sopporta il Suo lieve giogo, Lo serve meglio; la Sua
condizione è regale – migliaia ai Suoi ordini si affrettano
e su terra e mare corrono senza sosta:
ma serve anche chi solo sta fermo e aspetta.

(trad: L.Z.)

Questo è un sonetto petrarchesco, composto da due quartine contenenti una domanda e due terzine con la risposta, che inizia a metà del verso 8 e riflette la fretta con cui la Pazienza interrompe il lamento del poeta con la sua risposta. La svolta è la parola “Ma”

Le prime sette righe e mezzo sono una grande, lunga frase, in cui il poeta si chiede se, essendo diventato cieco ancor prima della mezza età, e quindi incapace di usare il suo miglior talento per servire Dio, ci si aspetti che continui a scrivere.
Ma prima di poter parlare, una figura chiamata Pazienza risponde alla sua domanda spiegando che Dio non si aspetta nulla che non possa realizzare, né lo punirebbe perché Dio può essere servito in vari modi.

Quando dice di essere a frustrato per aver sprecato “quell’unico Talento che è morte nascondere”, si riferisce sia al suo talento di poeta, scrittore e traduttore, sia alla parabola dei talenti nel Vangelo di Matteo.
In questa parabola il Signore, prima di partire, dona del denaro, i talenti, ai suoi tre servi. Due li investono i loro soldi, mentre il terzo li seppellisce nel terreno. Quando il Signore torna e si accorge che il suo cattivo servitore ha trascurato il dono del suo padrone, lo punisce e ordina di ” gettarlo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. “

Questa parabola dice ai cristiani che alla fine della loro vita terrena saremo tenuti a rendere conto a Dio di come abbiamo usato i doni ricevuti. Milton sembra immedesimarsi nel terzo servitore e teme di essere rimproverato da Dio se non riesce a usare il suo talento di poeta anche se ormai è cieco.
L’“unico talento” di Milton potrebbe anche essere la sua capacità di tradurre testi da lingue straniere, compito di cui era responsabile nel governo del Commonwealth.

Anche il “lavoro giornaliero” richiama un’altra parabola, quella degli operai della vigna di Dio che ricevono lo stesso salario a fine giornata, indipendentemente da quando hanno iniziato a lavorare.

La risposta della Pazienza suggerisce un tipo di servizio a Dio diverso da quello propugnato nella parabola. Dio non ha bisogno dell’opera dell’uomo e il servizio umano a Dio può essere svolto in molti modi: anche l’apparente inerzia causata dalla sua cecità possono essere una sorta di servizio purché sappia sopportare bene il suo giogo.

Image: Henry Fuseli (1793) – Milton Dictating to His Daughter
© The Art Institute of Chicago, Preston O. Morton Memorial Purchase Fund for Older Paintings; reference no. 1973.303 (CC0)

Un comentario Agrega el tuyo

  1. Grazie infinite caro Juan 🙏🙏🙏

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