La Boutique del Pass By Marisa Salabelle

Gianna e Gabriella erano sedute a un tavolino all’aperto in una delle vie più frequentate del centro. L’inverno era iniziato e faceva freddo, ma un fungo riscaldante diffondeva tepore e luce rossastra, inoltre i gestori del bar avevano messo a disposizione dei clienti delle soffici coperte di pile in cui avvolgersi. Gianna si era scostata dal viso la scintillante mascherina di lustrini per bere un sorso di cappuccino bollente, Gabriella era impegnata a districare le tre protezioni sovrapposte senza le quali ormai non usciva più di casa. Era prudente liberare il naso e la bocca per consumare un cappuccino? Percepiva la vicinanza dell’amica, le pareva di sentire su di sé il suo alito tiepido, immaginava che dalla bocca di Gianna uscissero battaglioni di virus pronti a introdursi nelle sue cavità indifese.

«Che ne pensi della nuova normativa in materia di green pass? Ti confesso che io da parte mia mi sento confusa…»

«Be’. Sì, è complessa, in effetti, e anch’io all’inizio ero incerta su alcuni aspetti. Poi però sono andata alla Boutique del Pass, sai, quella nuova che hanno aperto all’angolo tra via Roma e via Napoli, e lì mi hanno saputo consigliare.»

«Ah, ne ho sentito parlare… Dici che mi convenga andarci?»

«Certo, anzi, se vuoi ti accompagno. Vedrai, hanno un assortimento incredibile, tutti i pass più trendy, e poi il personale è gentilissimo e molto competente!»

La Boutique del Pass era un locale ampio e luminoso, di un’eleganza sobria e molto moderna. Alle pareti erano collocati espositori a vetrina, nello spazio interno numerose teche di differente forma e dimensione, sembrava d’essere in una gioielleria. Commesse e commessi dall’aspetto signorile si aggiravano silenziosi e attenti.

«Cavolo», disse Gabriella, «che posto incredibile! Che cosa vendono esattamente?»

«Posso esserle d’aiuto, signora?», le chiese un bel giovanotto alto.

«Ecco, sono un po’ confusa… con la mia amica, qui, parlavamo giustappunto del green pass, che io sinceramente non ci capisco più niente, e allora la mia amica mi ha detto, sai una cosa, potremmo andare a quella nuova boutique…»

«Avete avuto una magnifica idea, signore belle! Questo è proprio il posto adatto, qui potrete sciogliere ogni dubbio e optare per la soluzione migliore!»

«Lo so, lo so», disse Gianna, «io sono già vostra cliente, e mi sono trovata talmente bene che ho deciso di portare qui la mia amica.»

«Magnifico, magnifico! E dunque, signora cara, di che cosa ha bisogno?»

«Oh, io… non saprei. Davvero, tutte queste novità mi mandano in confusione. Ma forse lei può darmi qualche consiglio.»

«Ecco, signora, dipende dalle sue esigenze. C’è un pass, diciamo così, di base: è indispensabile per andare a far la spesa, dalla parrucchiera e in farmacia. Questo le servirà sicuramente. Poi ce n’è un altro, chiamato culturale, per poter frequentare cinema, teatro e biblioteca. Il pass social, molto carino, che le permette di accomodarsi al tavolino di un bar o di un ristorante, di sorseggiare un cappuccino o uno spritz, di sgranocchiare qualche nocciolina… infine il pass dell’affetto, molto importante questo, perché le consentirà di frequentare senza rischi i suoi parenti e gli amici più cari. Mentre immagino che lei, ehm, non abbia bisogno di un pass per il lavoro…»

«Oh, no no, sono in pensione ormai!»

Mentre parlava il giovane volteggiava tra uno scaffale, una teca e un cassetto, traendone delicatamente dei rettangolini di plastica in tutto simili a normali carte di credito. Ciascun pass aveva colori e decorazioni diverse, una cosa comoda, questa, perché rendeva facile identificare a colpo d’occhio quello giusto. Il modello base era del tipico colore verde, decorato con foglie d’erba e fiori di campo; quello culturale, rosso pompeiano, portava impressa l’immagine di una maschera teatrale con il tipico ghigno, mentre il social, di un giallo brillante, scintillava di piccole icone raffiguranti calici di vino, porzioni di pizza e boccali di birra.

«Che cos’è questo?», chiese Gabriella, indicandone uno dei colori dell’arcobaleno.

«Oh, questo è per gli appartenenti alla comunità Lgbtq… non so se ho dimenticato qualche lettera… questo invece è dedicato ai musulmani, serve per recarsi alla moschea.»

«Scusi, una curiosità: ma non li fornisce lo Stato, questi pass? E non si potevano scaricare sul cellulare?»

«Oh, certo, è ancora possibile usufruire del pass nazionale, ma glielo dico sinceramente: è scomodo, l’app non funziona bene, la visualizzazione non è efficace, non sempre gli scanner lo riconoscono… e se dimentica a casa il cellulare? Se le si scarica la batteria? Sa quante persone sono rimaste negli impicci per inconvenienti di questo tipo?»

«Sapevo che si poteva anche stampare…»

«Per carità, signora mia! Il pass stampato… si spiegazza, si arrotola, si rompe… e poi, una signora come lei ha bisogno di poter esibire i suoi bei pass plastificati, vuol mettere? L’eleganza, la praticità, lo stile!»

«E… quanto spenderei?»

«Oh, non si preoccupi, le farò un ottimo sconto. E, mi raccomando, non si dimentichi di ricaricarli una volta al mese!»

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