Blog di Marisa

Quando sono andata a fare la prima dose di vaccino ho portato con me il risultato della conta degli anticorpi: ero ancora protetta.

«Quando ha avuto il covid, signora? Il primo tampone positivo, se lo ricorda?»

E chi se lo scorda!

«Il 7 novembre.»

«7 novembre, 7 dicembre… hmmm… oggi è il 14 maggio: i sei mesi sono passati. Deve fare tutt’e due le dosi.»

«Credevo di poterne fare una sola…»

«Be’, se vuole può farne una sola, io però gliele consiglio tutt’e due. Ecco l’appuntamento per il richiamo.»

Il richiamo doveva essere dopo 21 giorni, ma poi hanno deciso di farlo dopo 42, tanto che differenza ci sarà mai, nessuno se ne accorge. Nel frattempo io mi sono provveduta dello Spid e sono andata a curiosare nel mio fascicolo sanitario. A pochi giorni dalla prima dose il certificato confermava l’avvenuta vaccinazione e mi dichiarava protetta fino al 25 giugno, data del richiamo. Ma dopo alcuni altri giorni un nuovo certificato proclamava che la mia protezione era “completa” e che tale sarebbe rimasta fino al febbraio del 2022.

«Allora la seconda dose non la devo fare!», dico a mio marito.

«Sembrerebbe di no.»

«Ma allora perché non mi hanno disdetto l’appuntamento?»

«Ti conviene cercare di informarti…»

Così vado alla ASL, entro, mi accosto alla portineria, chiedo a chi posso rivolgermi per sapere qualcosa riguardo al mio certificato vaccinale.

«Mmmm hmm mmm», mi dice l’impiegato, e mi porge un foglio da compilare per ottenere il certificato.

«No, il certificato ce l’ho, vorrei che qualcuno mi chiarisse un dubbio.»

«Mmmm hmm mmm», ripete l’impiegato, e mi porge un altro foglio. Si tratta chiaramente di una persona con disabilità, e sono lieta che lavori come impiegato, ma per quale motivo gli hanno dato l’incarico di ricevere il pubblico se ha difficoltà nella fonazione?

«Ho bisogno di capire se devo fare o no la seconda dose…»

«Ah, mmmm, allo’a p’enda il co’idoio e p’ima po’ta a sinist’a.»

Mi inoltro nel corridoio, giro a sinistra, ci sono varie porte, sbircio nelle stanze che sono tutte vuote. Finalmente incontro un giovanotto al quale rivolgo il mio quesito.

«Quando ha avuto il primo tampone positivo?»

«Il 7 novembre.»

«Quindi 7 novembre, 7 dicembre…»

«Lo so, lo so: sono passati più di sei mesi. Ma allora perché mi hanno modificato il certificato?»

«No, perché prima si dovevano considerare tassativamente i sei mesi dal tampone negativo, poi sei mesi dalla guarigione, ora però di nuovo sei mesi dal positivo. Se lei va sul fascicolo vedrà che il suo certificato è cambiato di nuovo! Comunque, dove l’ha fatto lei il vaccino? Alla Cattedrale?»

La Cattedrale, a Pistoia, non è una chiesa: noi abbiamo il Duomo, la Madonna, Sant’Andrea, San Bartolomeo… la Cattedrale, e c’è scritto a caratteri cubitali sulla facciata, è un immenso capannone dei vecchi stabilimenti Breda, ristrutturato e adibito a diversi usi, tra i quali, negli ultimi mesi, a centro vaccinale. È lì che mi hanno inoculato Pfizer.

«Vada alla Cattedrale: vedrà che lì le sapranno spiegare meglio.»

Vado alla Cattedrale e dopo una congrua attesa riesco a parlare con una signora che trova due minuti per me tra un collega che le racconta una lunga storia, un volontario con la pettorina che le chiede delucidazioni e almeno tre telefonate. Le espongo il mio dubbio e anche lei mi chiede la data del mio primo tampone positivo, e anche lei inizia a snocciolare «7 novembre, 7 dicembre…», per concludere che c’è poco da fare, il richiamo mi tocca.

«Ma il certificato dice…»

«È un errore del sistema.»

«Ma sono un soggetto fragile…»

«A maggior ragione si deve vaccinare!»

«Ma sono a rischio trombosi…»

«Infatti non ha avuto AstraZeneca!»

«E il certificato?»

«Ora glielo correggo.»

Digita qualcosa al computer, sfila un foglio dalla stampante, mi restituisce il mio certificato con sopra scritto a penna rossa «annullato» e un certificato nuovo dove c’è scritto che il 25 giugno devo fare la seconda dose. Mi sa che facevo meglio ad andare al Santuario della Madonna, invece che venire alla Cattedrale.