Sei mesi dopo…

«Charlotte!» gridò Steve dall’altra parte della casa. La ragazza era in bagno che stava finendo di truccarsi. A volte si chiedeva come mai gli uomini fossero tutti così di fretta e irrispettosi delle loro care amiche donne.

Quando ebbe finito, si diede un’ultima occhiata allo specchio, fece uno dei suoi bellissimi sorrisi, girò la chiave e uscì dalla stanza.

«Oh, finalmente. Ho creduto che non saresti più uscita. Io faccio subito, vado un attimo in bagno e poi partiamo. Arrivo subito…» Così adesso era Steve quello a chiudersi un bagno.

Charlotte approfittò di quei pochi minuti per riflettere. Negli ultimi mesi le cose si erano sistemate. Suo padre aveva saputo accogliere Steve a braccia aperte e ora formavano una famiglia. Era felice che anche la zia si fosse unita a loro. Non provava rabbia a vedere lei e suo padre avvicinarsi di nuovo, anzi riteneva fosse la giusta ricompensa per tanto dolore subito ed era certa che la madre avrebbe approvato. Loro comunque cercavano di essere discreti. Intanto avevano comprato una piccola villetta sulla Senna. Charlotte negli anni aveva risparmiato un po’ di soldi per l’evenienza, mentre Lisa aveva venduto i suoi vecchi quadri, quelli che erano finiti nel vecchio sgabuzzino. Circa cinque mesi prima, quando le cose si erano sistemate a Parigi, erano tutti partiti per la montagna. Inutile dire che ci furono fiumi e fiumi di lacrime. Poi Will venne a mancare e in quell’occasione venne organizzato un funerale tra loro. Nella lettera di addio alla nipote, la cosa più cara che aveva, Will scrisse di volere che le sue ceneri venissero gettate nel suo posto natale. Così Charlotte e Steve avevano fatto una mini vacanza al mare e assecondato la richiesta del nonno. Erano stati al faro e avevano visto la vecchia casa di Will. Steve, e anche Charlotte era d’accordo, fece ristrutturare l’abitazione, trasformandola nella casa vacanze della famiglia.

Quando anche Steve fu pronto, i due ragazzi salutarono Lisa e Mark con due forti abbracci e li avvertirono in modo scherzoso di fare i bravi. A loro volta Mark, rivolgendosi ad entrambi, fece un piccolo discorso di avvertimento. «New York è grande, è facile perdere l’orientamento, perciò fate attenzione. Lo dico a te Lilly che sei la più grande. Tuo fratello è sotto la tua responsabilità.»

Poi Lisa intervenne «Comunque dovete soprattutto divertirvi. In bocca al lupo a te figlio mio per la nuova scuola. È una delle più prestigiose al mondo. Mente a te Lilly, per l’audizione in Accademia. Sai, era il sogno di tua madre quello di entrare in un’accademia di canto, ballo e recitazione. Rendici fiera di te, amore mio.»

«Grazie zia»

«Ora dobbiamo andare mamma, altrimenti perderemo l’aereo.»

«Va bene, fate buon viaggio.»

Così Steve e Charlotte scesero le scale e uscirono dal palazzo. Parcheggiato proprio di fronte a loro c’era un taxi che li stava aspettando.

«Dammi la tua valigia, Lilly, la carico nel bagagliaio»

«Grazie»

Il volo andò bene e dopo diverse ore di viaggio i due fratelli atterrarono all’aeroporto di New York. Entrambi rimasero senza fiato nel vedere la città per la prima volta. Quella sera, arrivati in hotel, sistemaro i bagagli velocemente e poi andarono a fare un giro per la città. La sistemazione dell’hotel era temporanea. La scuola di Steve sarebbe iniziata la settimana successiva, mentre l’audizione di Charlotte era tra due giorni. Se non fosse stata presa, cosa di cui nessuno dubitava, eccetto lei, allora sarebbe tornata a casa.

Quella sera videro New York immersa nella notte, tra luci e suoni meravigliosi che li catapultarono in un’altra dimensione, nel futuro che avevano sempre desiderato. I palazzi erano enormi, dei grattacieli che sembravano sfiorare le nuvole, con migliaia di minuscole finestre. Charlotte insistette per fermarsi ad uno dei mercatini allestiti nella zona.

Una volta finiti gli acquisti, rincasarono e si prepararono a dormire. Prima però di cadere nel sonno, Charlotte sussurrò al fratello «Steve, sei ancora sveglio?»

«Sì, Lilly, che c’è?»

«Volevo dirti una cosa…»

«Cosa?»

«Sono felice»

«Felice per l’audizione?»

«No, per quella sono tremendamente spaventata»

«E allora per cosa?»

«Per essere qui con te adesso»

«Anch’io sono felice di stare con te. Non sei poi così male come sorella. Mi stavo pure innamorando di te» ed entrambi risero.

Il resto venne da sé. Con quelle poche parole Charlotte e Steve si erano detti tutto. Ci sarebbero sempre stati l’una per l’altro e insieme avrebbero raggiunto piccoli e poi grandi traguardi.

Charlotte passò l’audizione e mentre Steve era entrato nel College, lei frequentava le lezioni di danza la mattina, di canto il pomeriggio e di recitazione la sera. Erano entrambi molto impegnati, ma nei fine settimana si vedevano sempre e si raccontavano tutto per filo e per segno. Anche Charlotte aveva qualcosa da dire, ma per il momento preferì tenere il suo segreto per sè.

«Attento a dove metti i piedi. Cos’è, non mi hai visto?»

«Scusa, hai ragione. È che andavo di fretta.»

I loro sguardi si incrociarono. Fu una frazione di secondo, ma a Charlotte bastò per rimanere pietrificata.

«Piacere, mi chiamo Andrew.»

Charlotte, colta impreparata, non pensando che si dovessero presentare e ancora frastornata dagli occhi di lui, disse: «Charlotte, ma tutti mi chiamano Lilly.»

«Sei nuova vero? Non ti ho mai notata prima. Io sono del terzo anno, studio qui già da un po’. Beh, ne passeremo delle belle qui. È un posto magnifico, soprattutto quando inizi a fare le tue prime esibizioni. I tour estivi sono magnifici. Io ora ho una lezione di ballo, ma se ti va dopo posso mostrarti la scuola e qualche mio amico, così da farti integrare.»

«Sì grazie, sarebbe perfetto» disse Charlotte un po’ balbettando.

Quello che venne dopo è facile da immaginare. Charlotte e Andrew diventarono sempre più amici e intanto si aggiungeva una nota in più di amore tra le loro conversazioni. Charlotte trovò anche diversi amici, tra cui Ally, la sua compagna di stanza.

Charlotte ripensò a lei quando ancora era una bambina, quando guardando il cielo una mattina aveva sognato tutto questo. Il suo sogno era diventato realtà.

Continua…

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