Il sogno di Charlotte (parte 18) di Laura Clemente

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Charlotte arrivò all’appartamento di Lisa con il cuore in stato di martellamento. Era scioccata ma allo stesso tempo ansiosa di conoscere sua zia. Senza esitazione suonò il campanello. Dovette attendere alcuni istanti prima che qualcuno venisse ad aprire. In quel poco tempo che trascorse pensò quasi di andarsene, ma poi la porta si aprì. Una figura esile e slanciata le si presentò davanti. Tratti delicati, pelle candida, occhi azzurri e uno sguardo così familiare. Non c’erano dubbi, Lisa era identica a sua madre.

«Entra» fu tutto quello che le disse Lisa. Così Charlotte si accomodò in quella casa stracolma di quadri appesi alle pareti, contenitori di tempere sparsi ovunque e mobili di arte moderna.

«Ciao Lisa» Charlotte pensò attentamente a cosa dire «Quindi tu sapevi già di me, vero?»

«Sì, io… sono anni che so della tua esistenza, non dalla tua nascita ma quasi»

«Ti posso fare una domanda?»

«Certo dimmi»

«Perché? Perché non sei venuta quando la mamma stava male? Io non riesco a credere che dopo tutti questi anni tu non l’abbia perdonata.»

«Charlotte non è così semplice come tu credi. Io ho sempre voluto bene a Helena, tua madre, ma non potevo più venire, non dopo quello che io le avevo fatto»

«Scusa non capisco»

«Hai ragione, è meglio che ti racconti tutto dall’inizio. Quando tu avevi poco più di un anno tuo padre è venuto a vivere a Parigi per qualche tempo. In realtà viaggiava molto. La tua famiglia aveva bisogno di soldi, così lui cercava di fare il possibile per guadagnare qualcosa esibendosi in diversi locali. Una sera ci siamo incontrati proprio dentro uno di quei locali in cui si esibiva. Io in un primo momento ho pensato di far finta di non vederlo. Non avrei saputo cosa dirgli. Ciao Mark, come va con la tua splendida famiglia? Mia sorella, vi amate tanto vero? Io all’epoca l’avevo perdonata Helena, anzi non ho provato mai odio verso di lei. Io e Mark, non lo so, quando sono partita per studiare all’Accademia all’età di diciannove anni ero sicura che lui mi amasse. Poi sono tornata e lo ho ritrovato sposato con mia sorella e con un bambino di sei mesi. Puoi solo immaginare come mi sia sentita. Avrei mille volte preferito essere informata prima piuttosto che scoprirlo così. Ritornando al giorno del nostro incontro, io, nonostante fossero passati molti anni, non mi ero affatto scordata di lui e il solo rivederlo mi aveva accelerato il battito e fatto perdere nuovamente la testa. Io non so cosa ci sia nel fascino di Mark o nel suo modo di fare, il fatto è che quando anche lui mi ha vista si è avvicinato e dopo esserci salutati, mi ha invitata a fare una passeggiata. Il dopo te lo risparmio. In un modo o nell’altro siamo finiti nel suo appartamento e… Scusami Charlotte, avevamo bevuto tutti e due troppo e lui erano mesi che non vedeva Helena e io anni che non vedevo lui. Si è trattato solo di quella notte, te lo giuro. Il giorno dopo abbiamo parlato e gli ho detto che era stato uno sbaglio e che non doveva più ricapitare. Da quel giorno non l’ho più visto.»

«Quindi tu e mio padre, insomma lui ti amava ancora?»

«Non lo so Charlotte. No, non credo. Era confuso ed entrambi abbiamo commesso un terribile sbaglio»

«Per questo non sei tornata quando hai saputo che mia madre si era ammalata. Perché ti sentivi in colpa?»

«Sì, per questo, ma anche per qualcos’altro»

«Cosa?»

«A volte mi chiedo come possa bastare una notte, una sola note per cambiare totalmente la vita di una persona. Pochi mesi dopo l’addio a Mark scoprii di essere incinta. Per un attimo ho pensato di abortire. Come avrei fatto? Non potevo dirlo a Mark e non sarei mai riuscita a crescere un bambino da sola. Avrei dovuto rinunciare al mio lavoro e addio alla carriera come pittrice. Intanto però quella piccola creaturina che portava in grembo continuava a crescere e faceva sentire la sua presenza tirandomi ogni tanto qualche colpetto. E allora non c’è l’ho fatta e sono diventata mamma. L’ho dato alla luce diciassette anni fa e ora è uno splendido ragazzo» a quel punto Lisa scoppiò in lacrime. Charlotte, vedendo la zia in quelle condizioni, andò a prenderle un bicchiere d’acqua e glielo porse

«Oh Charlotte, non sai quanto ho desiderato conoscerti. Quante volte ero sul punto di tornare a casa per riabbracciare la mia famiglia, ma il fantasma di Mark e mio figlio non me lo hanno permesso. Io capisco se mi odi, ma se mi stavi cercando, significa che di me ti interessava»

«È stato mio nonno Will a parlarmi di te. Anche lui sta molto male e i medici dicono che non gli resta molto da vivere, ma almeno lui ha vissuto una vita lunga e serena. Mia madre no invece. Quando ha iniziato ad essere troppo debole per reggersi in piedi, ero io quella che si doveva occupare di lei. I miei fratelli hanno dovuto sacrificare gli studi e andare a lavorare per mandare avanti la famiglia. Di sicuro se ci fossi stata tu, se la mamma non avesse continuato a vivere con il rimorso di aver perso una sorella, forse avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita più serenamente. Ma Lisa, non possiamo pensare a cosa non abbiamo fatto, ma dobbiamo costruire un futuro su ciò che abbiamo adesso. Io non provo odio nei tuoi confronti nemmeno dopo quello che mi hai raccontato. Sei mia zia e ho tanto voglia di conoscere tutto su di te e ovviamente voglio conoscere anche mio fratello. Almeno ora non sono la più piccola in famiglia!»

Le due donne si concessero una breve risata, poi Lisa parlò «Tesoro, quanto sei dolce e nei tratti mi ricordi moltissimo tua madre. Sono felice che tu non nutra rancore verso di me e in un certo senso ti invidio. Anch’io avrei voluto essere così alla tua età.»

«Come ho detto è inutile rimpiangere il passato e poi qui l’unico che ci deve una spiegazione è mio padre»

«Già»

«Quindi come si chiama mio fratello?»

«Steve, ho voluto chiamarlo come mio padre. La sua morte è stata un duro colpo per tutti. A tratti gli somiglia anche. Sai, mio figlio ha saputo risollevarmi, mi ha dato la forza per voltare pagina e pensare solo a me stessa. In un certo senso ha fatto più lui da padre a me che io da madre a lui. Sarei felicissima di fartelo conoscere. Lui ovviamente non sa nulla di te, perciò dagli tempo, non so come potrebbe prenderla. Ora è a scuola, va ancora al liceo. Tu cosa studi?»

«Io non studio, in realtà non l’ho mai fatto, anche se avrei tanto voluto. Mio padre mi ha letteralmente “usata” dai dieci anni per guadagnarsi da vivere. Lui si faceva sempre più vecchio per le ragazzine che urlavano ad ogni suo pizzico di corda e io crescevo con la mia voce che si faceva sempre più sentire.»

«Quindi canti? Hai ereditato il dono di tua madre.»

«Sì, mi piace cantare anche se comunque ho tantissime altre passioni. Amo leggere e viaggiare.»

«Anch’io, aspettami un secondo. Se anche tu hai fame direi che possiamo fare un bello spuntino. Ho preparato una buonissima crostata di ciliegie, non so tu, ma io al solo nominarla mi è venuta l’acquolina in bocca. Te ne va una fetta?»

«Certo» rispose Charlotte

«Allora vado a prenderla. Ti va anche un tè?»

«Sì grazie, zia»

https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/06/08/il-sogno-di-charlotte-parte-18/

3 Comentarios Agrega el tuyo

    1. Yleniaely dice:

      Siii mi piacciono tantissimo i racconti di Laura!! 😍🥰😘😘😘🌹🌟🌹🌟🌹💞🌹💞🌟😍🤗🥰❤️🌹❤️💞❤️💞🌹🌟🌹❤️💞🌹🌟

      Me gusta

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