Il sogno di Charlotte (3 parte) di Laura Clemente

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Charlotte e Will stavano l’una cantanto e l’altro suonando da quasi mezz’ora. Ormai perdevano il conto delle ore che trascorrevano in questo modo. Il talento di Charlotte era un dono unico, una voce così non si sentiva dai tempi di Catherine, la madre di Will. Il vecchio aveva trascorso tutta l’infanzia trasportato dal suono melodioso del canto della madre. Si ricordava perfettamente la passione e la naturalezza che la caratterizzava e ora la vedeva rinascere in quella bambina, più vicina a lui di quanto chiunque al paese potesse immaginare. A quel pensiero, Will sentì infliggersi un colpo al petto e trasalì portando nella sua distrazione momentanea una nota stonata. Charlotte, come una luce che si fa guidare nella giusta direzione, si fermò anche lei.

«Will, ti senti bene?» chiese la bambina preoccupata. Will non stava affatto bene. Aveva iniziato a tossire e faceva fatica a respirare. Così Charlotte, senza aspettarsi una risposta, si affrettò a riempire un bicchiere d’acqua e lo portò subito al vecchio. Aspettò che il suo respiro tornasse regolare e che lui si tranquillizzasse e poi parlò: «Dovresti farti visitare. Non è la prima volta che ti succede e io non sono sempre qui. Tu vivi da solo, hai bisogno di cure e protezione.»«Non ho bisogno proprio di niente. Se sono malato e devo morire, va bene così. Ormai non ho più nulla per cui continuare a lottare. Non ho mai tollerato i medici che vogliono sempre somministrarti farmaci. Piccola, non ce l’ho con te, devi solo cercare di preoccuparti di meno. In fondo mi è venuta solo un po’ di tosse. Mi spiace però di aver interrotto il tuo dolce canto. Se vuoi possiamo riprendere.»

«No, sono stanca e ho ormai la gola secca. Preferisco che ti riposi. Se mi fai accedere ai tuoi fornelli ti preparo un te con una fetta di torta alle arance che ti ho portato ieri» «Grazie tesoro, sei così gentile. Guarda, accetto con piacere anche perché non ho toccato cibo questa mattina»

Charlotte si aiutò con lo sgabello per raggiungere lo sportello della credenza troppo in alto per lei. Una volta trovato lo zucchero e la bustina di te, poggiò prima uno e poi l’altro piede sul pavimento e, mentre scendeva, con il gomito sinistro fece cadere una piccola fotografia. Prima ancora che Will se ne accorgesse, Charlotte aveva già riconosciuto la donna nella foto. Era sua madre. Un uomo al suo fianco le cingeva la vita. La mamma e lui sembravano, Charlotte faceva fatica a trovare le parole nella sua mente, ma quel che ne dedusse era che quell’uomo amava la mamma e anche la mamma provava interesse per lui. Ma chi era? «Will, chi è l’uomo di questa foto? La mamma non ha amici maschi»

«Sei sicura di volerlo sapere?» chiese ormai rassegnato il vecchio.

«Sì, lo voglio sapere!»

«Guarda meglio…gli occhi, la forma del viso, gli zigomi…Non trovi che ogni suo tratto combaci perfettamente con uno dei tuoi due fratelli? E con te naturalmente. Non avrei mai voluto fartelo sapere in questo modo, anzi non avrei mai voluto doverti mentire per così tanto tempo. Quell’uomo…»

«È mio padre?» chiese ormai certa Charlotte.

«Sì» e proprio in quel momento un uomo varcò la porta d’ingresso e si trovò inaspettatamente davanti ad una figura esile che lo fissava. Il cuore di Charlotte iniziò prima a battere forte, poi il suo cervello le rimandò alla mente ricordi confusi, finché iniziò a tremare per lo shock e la paura. Davanti a lei sostava l’altra metà da cui era stata generata, che per anni aveva abbandonato la mamma, James, Noah e soprattutto lei , Charlotte, la sua bambina. Le lacrime presero il sopravvento, il corpicino di Charlotte non si reggeva più in piedi. Così, annebbiata dalle parole di sottofondo del vecchio e di quell’uomo, scappò da lì. Iniziò così una fuga dalla verità. Charlotte non se la sentiva di tornare a casa. È vero, avrebbe voluto riempire di domande la mamma e i fratelli che probabilmente, essendo più grandi di lei, si ricordavano bene del padre. Ma no, Charlotte voleva solo rimanere sola. Raggiunse un prato isolato, dove i primi fiori primaverili iniziavano a sbocciare, e si buttò sull’erba ancora bagnata. Distesa come un angelo con lo sguardo rivolto verso il cielo, cercò di scaricare la tensione accumulata negli ultimi minuti. Poi chiuse gli occhi e, invece del buio dei suoi pensieri, le tornò alla mente l’immagine del quadro, quello che per anni la mamma si ostinava a fissare. Era un ritratto di papà. Quanto le provocava dolore e gioia insieme quella parola. Un attimo dopo la bambina percepì delle voci che si avvicinavano sempre di più a lei.

Quello era solo l’inizio di una serie di verità e scoperte inattese.

Originariamente pubblicata sul sito: https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/03/30/il-sogno-di-charlotte-parte-3/

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