Preghiera di Valeria Rossitto

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Guardo accanto a me e tu non ci sei.Vedo solo un letto vuoto e un lato freddo da troppo tempo.Non ricordo più nemmeno il tuo profumo, come la tua voce o il tuo viso. Eppure sento l’assenza; la mancanza di una parte di me stessa che usciva allo scoperto solo in tua presenza.

Vedi, non so se mi rivolgo a te come a una persona o a un concetto, ma so solo che ho bisogno di parlarti. Sì, rivolgerti frasi, parole brevi e profonde, per poi immaginare tutte le risposte che mi facciano tremare la carne, che mi riscaldino nuovamente il cuore.

Non so perché senta questa esigenza di scrivere a un’assenza: fossi qualcuno di esistito, ti chiamerei fantasma. Piuttosto, cominci a diventare un amico immaginario che vorrei chiamare amante, ma cosa direbbe questa società, se le dicessi che amo un’idea? Un’idea di te, un’idea di uomo che non esiste. Sei esistito o non sei esistito, Amore, poco importa, perché la versione che ho di te adesso è impalpabile e sublime. Sei trasparente e come ossigeno invadi tutto, tanto che ho bisogno della tua presenza, seppure nella tua assenza.

E allora con queste parole nere su fondo bianco, io traccio i tuoi contorni; che scriverti è sempre stato il mio modo di toccarti seppur da lontano. E guardo questo letto accanto a me, così spoglio, trasformandolo con gli occhi della speranza in un giaciglio che già preparo per accoglierti. Accogliere te, Amore, per quando ti sarai materializzato in un corpo nuovo, allora avrai occhi e capelli da indagare col mio sguardo per la prima volta.

Aspetto quel momento più del solito, in queste sere dove la tua mancanza pesa come una presenza; ma una di quelle tossiche e che fanno male. Potesse abbandonarmi per tanti anni la malinconia, probabilmente sarei meno profonda di quello che sono adesso; chissà, magari anche parte della sofferenza mi sarebbe risparmiata e, una volta incontratoti, sarei più leggera, invece di essere quella che sono ora: fin troppo attenta, insicura, imperfetta. Questo è l’effetto che mi hai lasciato, quando per l’ultima volta ti ho visto andare via; e allora ho avuto bisogno di camminare a lungo da sola nel deserto. Lo so, è stata la medicina più amara, l’ora più dura della mia esistenza, ma che ho dovuto sopportare pur di curarmi, pur di ritrovarmi.

E chissà, magari, che tu non preferisca la versione senza ferite; una bambina che corre sorridente come se niente al mondo le avesse mai sbucciato il ginocchio. E chissà se, a quel punto, io attirerei te; Te, per come ti immagino in base alla me di adesso. Vedi, in quel caso io sarei diversa, pertanto Tu, verresti attirato da una ragazza che mi somiglia, ma che nell’anima non sono io.Allora, mi chiedo: saresti attirato da lei? Se la risposta è no, questo significa che verrebbe attirato qualcun altro. E pertanto, sorgerebbe spontanea la domanda: ma io, io vorrei quest’altro che ti somiglia, ma che nell’anima non sei Tu? Basta Fermiamo il flusso e torniamo al punto in cui ci siamo io e te: io sono io post-guerra e tu sei tu, il pezzo combaciante in questo puzzle a due.

Ed è per questo che quando arriverai, Amore mio, purtroppo ti prenderò in braccio con la stessa paura di una madre che per la prima volta tiene in grembo il proprio bambino: così perfetto, un miracolo piccolo e fragile che basterebbe un soffio di vento a spazzarlo via.Dopo tanto dolore, dopo che questo cuore è stato spezzato e più volte triturato da te, sì da te, Amore, che mi confondevi attraverso altre sembianze che non ti appartenevano, adesso mi è rimasta la paura di vedermelo frantumare nuovamente.Come posso sopravvivere a un ennesimo inferno?Il mio cuore, come la mia testa, non reggerebbero più come un tempo.

Un conto è avere il cuore spezzato a poco più di vent’anni, un conto è che ciò succeda nuovamente dopo che sono passati anni da quella ferita finalmente cicatrizzata. Riaprirla, farebbe doppiamente male. Non è un segreto la fragilità umana: io e te lo sappiamo che, in quel caso, si tratterebbe della sua sentenza di morte e della nascita di un cinismo che rischierebbe di farmi rimanere realmente sola a vita, poiché incapace di riconoscerti, anche se mi passi davanti.

Ma c’è ancora tempo, mi ripeto, finché guardo questo letto vuoto sempre con la medesima speranza che venga riempito. Eppure, io sono qui che ti (e)spero ancora con tutta la mia forza e perciò:io ti pregodi notare la fatica nel mantenere in vita quella vecchia parte di me, romantica sognatrice, sopravvissuta alla catastrofe e desiderosa di superare vittoriosa altre notti nuvolose come questa.

Tuttavia, è pur vero che io stessa non mi conosco, all’interno di una vera relazione, dove l’amore è equo e sano: che tipa di ragazza sono? Veramente una di quelle che mentono? Che temono? Che si sottomettono? No. Non voglio credere che gli errori della mia giovinezza non mi abbiano insegnato nulla nella maturità, specie dopo tanti anni di desertica solitudine. Quel carattere che un giorno, un ragazzo mi disse di non avere, ce l’ho. Quella necessità di avere qualcuno per forza, al mio fianco, era solo un falso giudizio dato da chi non mi conosceva affatto.

Perciò, Amore, ho superato le tre sfide: la solitudine, il silenzio e la dignità.Adesso sono pronta.E di nuovo ti prego,tu che arriverai: sii paziente e buono con me.Non sarò perfetta, non sarò la migliore e ce ne saranno molte da prendere al posto mio. Eppure, posso dire già da ora e con tutta sicurezza, che se ti amerò, allora ti amerò con tutta me stessa e che se davvero ci troveremo, allora sarà un amore senza mezze misure, senza falsi sì, né dolori. E che se questa preghiera ti condurrà da me, allora non ci sarà nessun “aspettami che poi ritorno”; perché sappi che anch’io ho ascoltato la tua preghiera e per questo, appena saremo insieme, non me ne andrò e ti rimarrò al fianco, per tutta la mia vita.

Amen

Originariamente pubblicato sul sito: https://raccontiondivaghi.wordpress.com/2020/05/11/a-te-che-ancora-non-ci-sei/

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